Nella notte italiana un terremoto di magnitudo 7.8 nella Filippine ha causato almeno 31 vittime, 14 nel solo comune di Glan, e 134 feriti. La scossa è stata seguita da altre di assestamento, tra cui una di 6.5. A generarla lo scivolamento della placca delle Filippine su quella della Sonda, un evento che secondo quanto ha spiegato il sismologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia Fabrizio Romano, in base alle analisi preliminari, avrebbe avuto il carattere di “un ‘meccanismo inverso’ tipico delle zone di subduzione”, e sarebbe avvenuto all’interno della placca. Il sisma ha inoltre generato un’onda di maremoto, con un’ampiezza tra gli 80 centimetri e il metro e mezzo, che ha portato a diramare l’allerta tsunami, poi ritirata.
La catastrofe
Il terremoto di magnitudo 7.8 che ha colpito stamattina le Filippine “ha ucciso almeno 31 persone”: lo affermano le autorità provinciali, dopo che Rene Punzalan, responsabile della gestione delle emergenze nella provincia di Sarangani, ha detto che “solo nel comune di Glan sono morte 14 persone a causa di una frana che ha seppellito le loro case ai piedi di una montagna”. Le autorità per la gestione delle catastrofi affermano che “almeno una decina di persone risultano ancora disperse, mentre 134 sono rimaste ferite”.
Scivolamento intraplacca
Il terremoto di magnitudo 7.8 avvenuto nelle Filippine meridionali, alle 01:37 ora italiana, è stato generato dallo scivolamento della placca delle Filippine su quella della Sonda, a una profondità compresa fra 50 e 60 chilometri. “Le analisi preliminari indicano un ‘meccanismo inverso’ tipico delle zone di subduzione”, ha detto all’ANSA il sismologo Fabrizio Romano, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Il sisma, ha aggiunto, ha generato uno tsunami con onde con ampiezza tra 80 e 150 centimetri. “Le Filippine sono una delle zone più attive al mondo dal punto di vista sismico: vi sono molto zone di subduzione e lo scenario è reso più complesso dalla presenza anche di varie piccole placche”, ha aggiunto il sismologo. Il terremoto principale è stato seguito da altre forti scosse, la più forte delle quali di magnitudo 6.5. “Ma l’evento non si è registrato lungo l’interfaccia di subduzione, ovvero non lungo la superficie dove le due placche scorrono una sull’altra, ma è avvenuto intraplacca, quindi è all’interno della placca, questo spiegherebbe forse anche la profondità piuttosto elevata”.
L’onda di maremoto
Data la magnitudo elevata e la localizzazione sottomarina, è subito stata diramata l’allerta tsunami e, ha proseguito Romano, le “generazione di un’onda di maremoto è stata confermata dalle rilevazioni strumentali effettuate dai mareografi distribuiti nell’area del Pacifico e lungo le coste di Mindanao”. Gli strumenti hanno segnalato variazioni del livello del mare contenute, ma significative: “un’ampiezza dell’onda compresa tra gli 80 centimetri e il metro e mezzo”. Tuttavia, non si segnalano grossi danni dovuti allo tsunami e l’allerta è stata poi ritirata. “Difficile prevedere quale potrà essere l’evoluzione di questa sequenza, ma sappiamo – ha concluso Romano – che tutta l’area è soggetta a una sovrapposizione di rischi naturali che includono non solo l’attività sismica e vulcanica, ma anche fenomeni climatici estremi”.
Fonte Ansa

