Sudan, 25 milioni di persone in pericolo tra guerra e crisi umanitaria

L'Unhcr ha lanciato la campagna di raccolta fondi “Torniamo a sentire” per aiutare la popolazione civile

Sud Sudan
Foto di Yusuf Yassir su Unsplash

In Sudan e nei Paesi limitrofi si sta consumando una delle più gravi crisi umanitarie del nostro tempo, aggravata da conflitti armati, cambiamenti climatici e drastici tagli agli aiuti internazionali. Per far fronte a questa emergenza, l’UNHCR ha lanciato la seconda edizione della campagna “Torniamo a sentire”, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e raccogliere fondi per salvare milioni di vite. La situazione è drammatica: milioni di persone soffrono la fame, bambini e donne sono colpiti dalla malnutrizione e i rifugiati rischiano di essere abbandonati.

La campagna

In Sudan e nei Paesi limitrofi si sta consumando una crisi umanitaria devastante, alimentata da un conflitto senza fine, dagli effetti della crisi climatica e, sempre più, da gravi tagli ai finanziamenti per gli aiuti umanitari. In risposta a questa emergenza, Unhcr lancia la seconda edizione della campagna “Torniamo a sentire”, un appello urgente alla solidarietà per raccogliere fondi destinati a salvare milioni di persone colpite da fame, malnutrizione e mancanza di beni essenziali in Sudan, Sud Sudan, Ciad ed Etiopia.  “I tagli ai finanziamenti nel settore umanitario stanno mettendo in pericolo un numero altissimo di vite – afferma Laura Iucci, direttrice della raccolta fondi di Unhcr Italia –. Tagliare gli aiuti vuol dire tradire i principi di solidarietà che definiscono la nostra umanità. Non possiamo restare indifferenti: questo è il momento di tornare a sentire con il cuore, di agire e donare”.

Il quadro generale

I numeri delineano un quadro allarmante: in Sudan 25,6 milioni di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare acuta e 800 mila sono intrappolate in aree in cui la carestia è già realtà. La malnutrizione colpisce 3,7 milioni di bambini sotto i cinque anni e oltre un milione di donne in gravidanza e allattamento. Anche nei Paesi di accoglienza la situazione è gravissima: 22 milioni in Etiopia, 7,1 milioni in Sud Sudan e 3,4 milioni in Ciad non hanno accesso sufficiente al cibo. Nel frattempo, i fondi si stanno esaurendo. Quasi 1 milione di rifugiati sudanesi non riceveranno più assistenza alimentare. In Sudan, 500.000 sfollati rischiano di perdere l’accesso a acqua, servizi igienici e cure. In Etiopia sono già stati chiusi quattro dei sette centri nutrizionali per rifugiati, lasciando 80.000 bambini esposti a una malnutrizione grave.

Le azioni sul campo

Nonostante tutto, Unhcr continua a operare in prima linea, fornendo protezione, supporto psicosociale, assistenza medica, cliniche mobili, monitoraggio della malnutrizione e aiuti economici diretti. Ma il piano umanitario regionale è finanziato solo al 12%: le risorse sono drammaticamente insufficienti. Per sensibilizzare l’opinione pubblica, Unhcr ha commissionato un sondaggio ad AstraRicerche. I risultati mostrano che, di fronte alle immagini della crisi, gli italiani reagiscono con emozioni profonde: tristezza (44,5%), compassione (34,1%) e speranza (36,3%). Solo il 10,9% conosce a fondo il tema dei tagli agli aiuti, ma una volta informati, l’82% li considera ingiusti. La campagna “Torniamo a sentire” è sostenuta dal testimonial Francesco Pannofino.

Fonte: Agensir

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