GIOVEDÌ 04 FEBBRAIO 2016, 15:56, IN TERRIS

STOP AI “COLLOQUI DI PACE”. I NEGOZIATI PER LA SIRIA RIPRENDERANNO IL 25 FEBBRAIO

Le trattative si sono fermate per “garantire progressi sul fronte umanitario”, ma intanto in Siria si continua a morire

EDITH DRISCOLL
STOP AI “COLLOQUI DI PACE”. I NEGOZIATI PER LA SIRIA RIPRENDERANNO IL 25 FEBBRAIO
STOP AI “COLLOQUI DI PACE”. I NEGOZIATI PER LA SIRIA RIPRENDERANNO IL 25 FEBBRAIO
Mentre la popolazione siriana continua a soffrire e morire, la terza tornata di negoziati di pace tra l'opposizione e il regime di Assad si è fermata, almeno per il momento. Questa volta, però, la giustificazione è valida: l'inviato speciale dell'Onu, Steffan de Mistura, ha infatti dichiarato ai giornalisti che i lavori sono fermi solo “per garantire progressi sul fronte umanitario”. I “colloqui di pace” dovrebbero riprendere il 25 febbraio.

“Non mi sento frustrato o deluso - ha detto de Mistura da Ginevra - ma determinato e realista”. Secondo l'inviato Onu questa sospensione potrebbe addirittura portare dei benifici concreti alla popolazione siriana, ormai stremata da mesi di combattimenti.

De Mistura, dietro le quinte delle trattative, aveva proposto un cessate il fuoco totale, ma di fatto la terza tornata si è conclusa solo con colloqui separati con le delegazioni di governo e opposizioni e solo su questioni procedurali. Quindi, i rappresentati del regime e quelli dell'opposizione non si sono mai seduti al tavolo per discutere, non c'è stato ancora nessun incontro. “Servono azioni, non solo donazioni”, come specificano fonti anti governative ai media.

Nel frattempo, Mosca ha annunciato che non cesserà i raid aerei contro i terroristi, sostenendo i soldati lealisti per la riconquista di Aleppo, mentre Francia e Stati Uniti continuano a schierarsi contro il Cremlino, indicandolo come il vero responsabile dei fallimenti delle trattative di pace.

A Londra, intanto, si sta svolgendo la Conferenza dei Donatori, durante la quale si dovrebbero stabilire i fondi stanziati per gli aiuti ai civili. L'anno scorso si raggiunse una cifra molto bassa, inferiore del 40% rispetto a quella preventivata dall'Onu.
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