Siria, cessati i combattimenti a Sweida

Il bilancio degli scontri, secondo fonti indipendenti, supera le 900 vittime

Siria (@ Mahmoud Sulaiman su Unsplash)

A seguito di una settimana di violenti scontri intercomunitari nella provincia meridionale siriana di Sweida, è stato annunciato un cessate il fuoco che coinvolge attori regionali e internazionali. L’intesa, sostenuta da Turchia, Giordania e Stati Uniti, prevede il ritiro dei combattenti tribali e il dispiegamento delle forze governative siriane nell’area. Israele, pur non confermando ufficialmente l’accordo, ha svolto un ruolo militare attivo a sostegno della comunità drusa, storicamente alleata. Intanto, Washington sollecita Damasco a contrastare la penetrazione jihadista nel sud del Paese. Il bilancio degli scontri, secondo fonti indipendenti, supera i 900 morti, molti dei quali civili.

Le dichiarazioni

I combattenti tribali sono stati evacuati dalla città meridionale siriana di Sweida e i violenti scontri sono cessati, secondo il governo siriano. “Dopo gli intensi sforzi del Ministero degli Interni per attuare l’accordo di cessate il fuoco, a seguito del dispiegamento delle sue forze nelle regioni settentrionali e occidentali del governatorato di Sweida, la città di Sweida è stata evacuata da tutti i combattenti tribali e gli scontri nei quartieri cittadini sono cessati”, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Interni, Noureddine al-Baba, in un post su Telegram.

Le richieste statunitensi

Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha chiesto al governo siriano di impedire l’arrivo di “jihadisti violenti” nel sud del Paese, teatro di sanguinosi scontri tra comunità la scorsa settimana. Le autorità siriane devono usare “le loro forze di sicurezza per impedire allo Stato Islamico e ad altri jihadisti violenti di entrare nella regione e commettere massacri”, ha scritto Rubio su X. L’Isis ha preso il controllo di vaste aree del territorio siriano e iracheno all’inizio della guerra civile, scoppiata nel 2011, proclamando la creazione di un “califfato” transfrontaliero nel 2014. Le forze curde siriane, sostenute dagli Stati Uniti, lo hanno sconfitto nel 2019, ma i jihadisti hanno mantenuto una presenza, in particolare nel vasto deserto siriano.

L’intesa tra Siria e Israele

Dopo una settimana di scontri e un bilancio che secondo un’ong sfiora i mille morti, Israele e la Siria hanno concordato un cessate il fuoco. Damasco ha cominciato a schierare le sue truppe nella provincia meridionale di Sweida, teatro degli scontri con i drusi appoggiati dallo Stato ebraico, e il presidente siriano Ahmed al-Sharaa ha ribadito l’impegno del suo governo a proteggere tutte le comunità. Ma Israele, che non ha confermato l’intesa, ha ribattuto che oggi in Siria è molto pericoloso appartenere a una minoranza. A dare l’annuncio del cessate il fuoco è stato l’ambasciatore statunitense in Turchia, Tom Barrack. Israele e la Siria, ha dichiarato, hanno “concordato un cessate il fuoco, sottoscritto da Turchia, Giordania e i Paesi vicini. Invitiamo drusi, beduini e sunniti a deporre le armi e, insieme ad altre minoranze, a costruire una nuova e unita identità siriana, in pace e prosperità con i suoi vicini”. Poche ore dopo, il presidente al-Sharaa, fondamentalista sunnita già membro di Isis e Al Qaida, ora su posizioni più moderate e appoggiato dalla Turchia, ha annunciato un cessate il fuoco “immediato” nella provincia di Sweida, nel sud del Paese. È la zona a maggioranza drusa dove nell’ultima settimana le milizie sunnite legate al governo si sono scontrate duramente con quelle locali. I drusi temono di essere perseguitati dai sunniti ora al potere, come sta succedendo agli alawiti dell’ex dittatore Bashar al Assad. Per questo hanno fatto resistenza alle forze di Damasco che cercavano di prendere il controllo della provincia. Il bilancio complessivo degli scontri intercomunitari nel sud della Siria è arrivato a 940 morti da domenica scorsa, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Tra le vittime, scrive l’ong, ci sono molti civili, “giustiziati sommariamente da personale dei ministeri della Difesa e dell’Interno”. Nello scontro si è inserito Israele, che da sempre ha un rapporto privilegiato con la comunità drusa in funzione antiaraba. Lo Stato ebraico ha martellato le forze governative a Sweida, ed è arrivato a bombardare i centri del potere militare a Damasco. L’obiettivo di Israele è ampliare il territorio controllato nel Golan e nel sud della Siria. Il cessate il fuoco, mediato da Turchia e Giordania, col beneplacito degli Usa, ha permesso alle forze di sicurezza governative di schierarsi nella provincia di Sweida.

Fonte: Ansa

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