Record di proteste a Cuba: la popolazione stremata scende in piazza

A Cuba mancanza di elettricità, cibo e repressione spingono i cittadini in piazza a chiedere libertà e un radicale cambio di sistema

L’Osservatorio cubano dei conflitti ha registrato a luglio il record di 1.415 manifestazioni e denunce di dissenso, il livello più alto mai rilevato. La combinazione esplosiva di blackout prolungati fino a 80 ore, una grave crisi alimentare e l’asfissiante repressione statale ha spinto i cittadini in piazza, specialmente all’Avana. Non si tratta solo di rivendicazioni per i servizi basilari: la popolazione chiede a gran voce libertà e un definitivo cambio di sistema per il Paese.

Il dato

L’Osservatorio cubano dei conflitti (Occ) ha registrato a luglio 1.415 proteste, denunce ed espressioni di dissenso, il dato più alto dall’inizio delle rilevazioni. Secondo il rapporto, il record è stato determinato dalla concomitanza di tre blackout nazionali, interruzioni elettriche fino a 80 ore, crisi alimentare e crescente repressione.

Le proteste

L’Occ ha contato 72 manifestazioni di piazza, di cui 64 all’Avana, con slogan come “Libertà” e “Abbasso la dittatura“, oltre a 520 episodi di sfida allo Stato e 320 segnalazioni legate al deterioramento dei servizi pubblici. Le denunce di repressione sono salite da 135 a 219 in un mese, con arresti e una maggiore presenza delle forze di sicurezza in vista del quinto anniversario delle proteste dell’11 luglio 2021. Il rapporto riporta infine le parole del prete cubano Alberto Reyes, che vive sull’isola caraibica e secondo cui le proteste non chiedono soltanto elettricità, acqua o cibo, ma esprimono una domanda di “libertà” e di “cambiamento di sistema”.

Fonte Ansa

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