MARTEDÌ 29 GENNAIO 2019, 14:44, IN TERRIS


CASO HUAWEI

Pechino, dura replica a Washington

Il governo cinese inasprisce i toni dopo le accuse: "Manipolazioni politiche. Gli Usa diffamano e attaccano le nostre aziende"

REDAZIONE
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lmeno due dozzine di accuse quelle mosse dagli Stati Uniti nei confronti di Huawei, le più gravi per il presunto reato di frode e furto di segreti commerciali. Ma, dietro al contenzioso fra Washington e il colosso della telefonia mobile si celano rapporti estremamente tesi con Pechino, a forte rischio di compromissione ulteriore visto che, negli utlimi mesi, si stava cercando di trovare un'intesa per risolvere il problema della guerra commerciale. Tutto, a quanto sembra, ruota intorno alla situazione di Meng Wanzhou, figlia del fondatore Ren Zhengfei e ancora in libertà vigilata in Canada, dopo l'accusa lanciata da Washington di presunte violazioni delle sanzioni all'Iran, per la quale vige tuttora la possibilità di una richiesta di estradizione. Al momento, però, il clima è quello di uno scontro aperto visto che, a seguito delle parole di Bolton, Wray e altri esponenti della sicurezza Usa, da Pechino sembra tutt'altro che intenzionati a lasciar correre, tanto da indicare la mossa americana  come "un tentativo motivato politicamente di infangare la reputazione di un'azienda cinese".


Lo scontro

Una replica durissima, considerando anche la linea distaccata che l'azienda di Zhengfei sta cercando di mantenere rispetto agli attacchi frontali degli Stati Uniti, indicata come "un ostaggio" della sfida politico-commerciale fra i due Paesi dall'avvocato della top-manager Meng. Ancora più duri dal governo cinese, secondo il quale "ci sono forti motivazioni e manipolazioni politiche dietro a tutto ciò, la Cina è determinata a proteggere i diritti legittimi delle sue aziende". E ancora: "Gli Stati Uniti usano il loro potere per diffamare e attaccare specifiche aziende cinesi, distruggendo le loro legittime operazioni". Nel frattempo, Pechino prosegue il suo scontro dai toni aspri con il Canada, parlando dell'arresto di Meng Wanzhou come una violazione dei diritti umani, scatenando un contenzioso con Ottawa che, a sua volta, protesta per le condizioni di detenzione forzata di alcuni cittadini canadesi in Cina. Uno scontro estremamente febbrile, costato il posto all'ambasciatore canadese che, un paio di giorni fa, era stato mandato a casa da Trudeau per aver sostenuto la richiesta del governo cinese.


Huawei: "Meng? Nessuna violazione"

Intanto, da Huawei arriva una nota di precisazione, nella quale si spiega che "la compagnia nega di aver direttamente, oppure attraverso una società sussidiaria o affiliata, commesso qualunque delle violazioni delle leggi Usa menzionate in ciascuna incriminazione". Per quanto riguarda il caso Meng, Huawei dichiara di non essere a conoscenza "di alcuna violazione fatta da Meng e ritiene che i tribunali Usa arriveranno sostanzialmente alla stessa conclusione". Entro domani gli Usa dovrebbero presentare la loro richiesta di estradizione per la figlia del fondatore dell'azienda, in contemporanea all'udienza di verifica della libertà vigilata prevista a Vancouver. A ogni modo, il procedimento dà la sensazione di essere tutt'altro che semplice.

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