L’esercito israeliano ha colpito diverse infrastrutture in territorio iraniano con una nuova ondata di attacchi, tra cui il complesso petrolchimico di South Pars, che si trova sul più grande giacimento di gas naturale al mondo dato che, secondo le stime, conterrebbe 51mila miliardi di metri cubi di gas. Si calcola che quasi metà della produzione di questa fonte di energia nella Repubblica islamica venga da qui. “La situazione è sotto controllo”, riporta l’agenzia di stampa iraniana Irna, citando la compagnia energetica. Altri obiettivi colpiti dall’Idf sono stati tre aeroporti a Teheran, Bahram, Mehrabad e Azmayesh.
Colpito l’impianto
Un portavoce dell’Idf ha confermato il raid compiuto dall’aviazione israeliana contro “le infrastrutture del più grande complesso petrolchimico iraniano ad Asaluyeh, nel sud dell’Iran, responsabile della produzione e dell’esportazione di materiali chimici per le forze armate del regime terroristico iraniano”. Le forze armate israeliane hanno precisato che “nel sito di Asaluyeh era stata creata un’infrastruttura di produzione di materiali utilizzati nella fabbricazione di esplosivi e propellenti per missili balistici e altri armamenti. Il sito rappresenta un importante snodo per la produzione di componenti essenziali per l’industria missilistica del regime terroristico iraniano”, continua la nota, secondo la quale, ”con questo attacco, Idf ha preso di mira i due maggiori complessi petrolchimici iraniani, rendendo inutilizzabile oltre l’85% della capacità di esportazione di prodotti petrolchimici del Paese”. “L’incendio è stato domato. La situazione è attualmente sotto controllo e si stanno esaminando gli aspetti tecnici e l’entità dei danni”: lo ha riferito l’agenzia iraniana Irna, dopo il bombardamento israeliano sul complesso petrolchimico di South Pars, citando una dichiarazione della compagnia, secondo cui non sono stati segnalati feriti.
Le caratteristiche dell’area
Il complesso petrolchimico preso di mira da Israele ad Asaluyeh sorge sul margine di South Pars, settore iraniano del più grande giacimento di gas naturale al mondo, situato nel Golfo Persico e condiviso con il Qatar. Impianti industriali sotto controllo dell’Iran nella zona erano già stati attaccati lo scorso 18 marzo. Si calcola che il 40% della produzione di gas di Teheran provenga da quest’area. Secondo le stime, l’intero giacimento contiene 51.000 miliardi di metri cubi di gas, quantità in grado di soddisfare il fabbisogno mondiale per oltre un decennio. Fonti israeliane sottolineano che, a causa delle sanzioni e delle limitazioni tecnologiche, gran parte del combustibile estratto da Teheran (276 miliardi di metri cubi nel 2024) viene consumata all’interno dell’Iran e non esportata. L’area del porto di Asaluyeh è una zona economica speciale che raccoglie diverse raffinerie e impianti: si tratta di una superficie di oltre 100 chilometri quadrati, un hub per il giacimento di South Pars. I raid di marzo avevano prodotto danni rilevanti alle infrastrutture. Dopo la seconda ondata di attacchi, la Compagnia nazionale petrolchimica iraniana ha annunciato di aver avviato una verifica delle conseguenze.
Attacchi alle infrastrutture
L’Idf ha completato poco fa una vasta ondata di attacchi contro le infrastrutture del regime iraniano a Teheran e in altre regioni dell’Iran. Lo comunica l’unità del portavoce dell’Idf in una nota, precisando che ulteriori dettagli sugli attacchi saranno forniti in seguito. L’esercito israeliano rende inoltre noto di aver compiuto una serie di attacchi durante la notte contro obiettivi dell’aviazione iraniana e dei Pasdaran in tre aeroporti a Teheran – Bahram, Mehrabad e Azmayesh – “utilizzati dalla Forza Quds delle Guardie Rivoluzionarie come centro nevralgico per l’armamento e il finanziamento dei gruppi terroristici affiliati al regime in tutto il Medio Oriente”.
Fonte Ansa

