Libano: tre vittime in raid nel sud del Paese, oltre 900mila sfollati

Gli attacchi hanno riguardato località nei distretti di Jezzine e di Tiro. L'ex ministro israeliano Ron Dermer ha detto a Ynet di essere stato incaricato di condurre i negoziati con il governo libanese

Missili. Foto © Imago/Image

L’operazione israeliana sul Libano, per colpire Hezbollah, continua, con raid nella parte meridionale del Paese dei Cedri. Almeno tre vittime nella città di Bint Jbeil, riferisce l’agenzia governativa libanese Nna. In totale le persone morte dall’inizio degli scontri tra Idf e il gruppo paramilitare sciita sono 912, ha reso noto il ministero della Salute di Beirut. Con oltre 900mila sfollati, circa il 20% della popolazione, “la situazione umanitaria è drammatica”, ha detto un portavoce della Commissione Ue, condannando il rifiuto di Hezbollaha di consegnare le armi ed esprimendo favore all’appello delle autorità libanesi ai negoziati. Ron Dermer, ex ministro ed ex negoziatore israeliano, ha detto a Ynet di aver ricevuto l’incarico a trattare con il governo libanese. 

Le operazioni militari

Almeno tre raid aerei israeliani sono stati condotti stamani nella periferia sud di Beirut. Lo riferiscono le fonti sul posto e l’agenzia governativa Nna. Le fonti affermano che è stato colpito il quartiere di Jamus e la strada che conduce all’ospedale Bahman, vicino alla sede del Consiglio superiore sciita, massima istituzione religiosa degli sciiti libanesi. Almeno tre persone sono state uccise negli ultimi raid aerei israeliani nel sud del Libano, secondo quanto riferito dall’agenzia governativa libanese Nna. Le fonti affermano che il bombardamento ha colpito la città di Bint Jbeil, dove oltre alle tre vittime si registrano anche diversi feriti trasportati negli ospedali della zona. Nelle ultime ore l’aviazione israeliana ha condotto altri attacchi contro diverse località del Libano meridionale, tra cui Jarmaq nel distretto di Jezzine, Yohmor Shqif nella regione di Nabatiye e Aitit nel distretto di Tiro. A Aitit tre persone sono rimaste ferite in seguito a due successive incursioni di droni israeliani, secondo quanto riferisce la stessa agenzia ufficiale libanese. Altri bombardamenti hanno preso di mira i villaggi di Jmaijme e Burj Qalawie, nel distretto di Bint Jbeil. In quest’ultimo caso il sito colpito si trova nelle vicinanze di un orfanotrofio. Parallelamente, l’artiglieria israeliana ha colpito in modo continuativo anche le località di Kafra, sempre nel distretto di Bint Jbeil, e le aree attorno a Debbin, nel distretto di Marjoyun, nei pressi del campo di Marj al-Khukh. Altri tiri di artiglieria hanno interessato anche la località di Baraashit, dove sono intervenute squadre di soccorso per liberare le strade dalle macerie e consentire il passaggio dei veicoli nel villaggio.

Le vittime degli scontri

Il ministero della Salute libanese ha annunciato oggi che gli attacchi israeliani hanno ucciso 912 persone nel Paese dall’inizio della guerra tra Israele e Hezbollah il 2 marzo scorso. Il precedente bilancio, risalente a ieri era di 886 vittime. Il nuovo comunicato del ministero ha precisato che tra le vittime figurano 67 donne, 111 bambini e 38 operatori sanitari, mentre altre 2.221 persone sono rimaste ferite

La preoccupazione europea

“Siamo profondamente preoccupati per la situazione in Libano. La situazione umanitaria è drammatica, con oltre 900.000 sfollati, pari a circa il 20% della popolazione. Qualsiasi ulteriore offensiva di terra aggraverebbe la crisi. I civili stanno pagando il prezzo più alto: circa 900 morti, tra cui oltre 100 bambini”. Lo ha detto un portavoce della Commissione Ue durante il briefing con la stampa, tornando a condannare “il rifiuto di Hezbollah di consegnare le armi e la prosecuzione degli attacchi indiscriminati contro Israele, che stanno trascinando il Libano in una spirale di violenza in una guerra che né il Paese né il suo popolo hanno scelto”. “Accogliamo con favore l’appello delle autorità libanesi a negoziati diretti con Israele: è essenziale tornare al tavolo e concordare un cessate il fuoco immediato”, ha sottolineato, aggiungendo che “gli attacchi contro civili, infrastrutture civili, personale sanitario, strutture mediche e anche contro Unifil sono ingiustificati, inaccettabili e devono cessare immediatamente”.

La via negoziale

L’ex ministro e negoziatore israeliano Ron Dermer ha ammesso con Ynet per la prima volta di essere tornato a lavorare per Benjamin Netanyahu e di essere stato incaricato di condurre i negoziati con il governo libanese. “Mi ha chiesto di intervenire”, ha dichiarato l’ex ministro, che si era ritirato dalla vita pubblica in novembre dopo i negoziati per l’accordo di pace a Gaza. Dermer ha raccontato di aver iniziato a “fare progressi con il Libano” verso un accordo politico: “È possibile parlare di un potenziale accordo di pace ma affinché un’intesa venga attuata Hezbollah dovrà essere disarmato. Non sacrificheremo la nostra sicurezza”.

Fonte Ansa

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