Il botta e risposta tra Stati Uniti e Iran, dopo un mese di senza attacchi dal 29 luglio, riacuisce la tensione in Medio Oriente e preoccupa i Paesi del Golfo. Il presidente Usa Donald Trump annuncia in un’intervista a Fox News l’intenzione di colpire con forza l’Iran, mentre secondo Axios starebbe valutando degli attacchi mirati nello Stretto di Hormuz. Washington hanno dichiarato che il loro raid su Larak è stata un’azione di difesa contro le operazioni di posa delle mine dei pasdaran, mentre Teheran afferma che i propri missili sono stati un gesto di autodifesa. Nel frattempo gli Emirati Arabi definiscono gli attacchi iraniani una pericolosa escalation e l’Egitto chiede alle parti di riprendere il dialogo.
La risposta di Trump
Venti di guerra tornano a spirare nel Golfo. L’Iran ha risposto all’attacco americano a Larak prendendo di mira obiettivi americani in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti. “Replicheremo. Li colpiremo duramente”, ha tuonato Donald Trump ai microfoni di Fox promettendo vendetta contro i missili lanciati da Teheran. Secondo indiscrezioni riportate da Axios, il commander-in chief sta valutando la possibilità di sferrare attacchi limitati nello Stretto di Hormuz per impedire all’Iran di recuperare le sue capacità radar e missilistiche destinate a colpire le navi. Un piano in questo senso è già stato elaborato dal Us Central Command e ha il sostegno del capo del Pentagono Pete Hegseth. Il presidente potrebbe approvarlo a breve in seguito all’ultima escalation.
Lo scambio di attacchi
Lo scambio di attacchi, il primo in un mese, mostra come il conflitto che Trump aveva promesso di chiudere rapidamente è ancora in corso e, al momento, non se ne intravede la fine. E giunge al termine di 30 giorni di nervi tesi ma di relativa calma, dopo la retromarcia del presidente americano che ha optato per una guerra economica invece che per un conflitto su larga scala, sulla scia dei timori per le carenti scorte di armi e munizioni e degli appelli alla calma degli alleati del Golfo.
Le rispettive accuse
“Non stiamo cercando la guerra, ma non rimarremo mai calmi di fronte a qualsiasi aggressione e daremo una risposta decisiva agli aggressori”, ha affermato il presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian. Teheran ha chiarito che i suoi missili sono stati lanciati in “autodifesa” contro l’escalation americana. Da parte loro gli Stati Uniti hanno precisato che l’attacco a Larack “non è stata un’aggressione” ma una misura di difesa. Si è trattato di “un’azione limitata e precisa contro le unità dei pasdaran impegnate nella posa di mine, che rappresentavano una minaccia imminente nello Stretto di Hormuz”, ha messo in evidenza il Us Central Command. Versione smentita dagli iraniani: “È pura fantasia e pura narrazione”, hanno liquidato da Teheran, mentre la Marina delle Guardie rivoluzionarie ha riferito di “una superpetroliera” in fiamme nello Stretto “dopo aver urtato due mine marine”. Secca la smentita delle forze armate americane. “E’ falso. Nessuna nave ha urtato mine nello Stretto di Hormuz”, ha assicurato il Us Central Command.
Le preoccupazioni nel Golfo
Il botta e risposta preoccupa il Golfo e innervosisce i mercati. Gli Emirati Arabi Uniti hanno condannato gli ultimi attacchi dell’Iran definendoli un’escalation pericolosa. La Lega Araba ha invitato l’Iran “a cessare di utilizzare falsi pretesti per minacciare la sicurezza e la stabilità nella regione”, mentre l’Egitto ha esortato a riavviare il dialogo per scongiurare un deterioramento della situazione. Gli investitori guardano invece con preoccupazione alla guerra di parole sull’importante crocevia, divenuto oggetto di un braccio di ferro economico. Wall Street è in calo con il riaccendersi delle tensioni, mentre il petrolio avanza deciso di oltre il 3% riaccendo l’attenzione sullo Stretto, dove transita buona parte del greggio globale, e sull’incapacità delle parti a riprendere il dialogo.
Fonte Ansa

