VENERDÌ 24 APRILE 2015, 000:23, IN TERRIS

NUCLEARE E FINANZA, TENSIONI TRA CINA E COREA DEL NORD

Pechino lancia l'allarme sul possesso da parte di Pyongyang di 20 missili atomici. E sbarra agli ex alleati le porte della superbanca

AUTORE OSPITE
La Corea del Nord potrebbe già essere in possesso di 20 testate nucleari e avere capacità di arricchimento dell'uranio sufficienti per raddoppiare il proprio arsenale entro il 2016. Queste le stime degli esperti nucleari cinesi, comunicate alle autorità americane in un incontro avvenuto lo scorso febbraio, di cui riferisce oggi il Wall Street Journal. Si tratta di stime superiori a quelle Usa, ha sottolineato il Wsj, secondo cui Pyongyang avrebbe tra le 10 e le 16 testate nucleari.

Uno dei principali esperti del programma nucleare nordcoreano, Siegfried Hecker, presente all'incontro di febbraio, ha sottolineato come le capacità nucleari nordcoreani stimate dai cinesi rendano sempre più difficile il compito della comunità internazionale di convincere Pyongyang a rinunciare al nucleare: "Più credono di avere a disposizione un arsenale nucleare operativo e con capacità di deterrenza, più sarà difficiale convincerli a ridurlo". Le stime cinesi denunciano la crescente preoccupazione di Pechino per le ambizioni nucleari di Pyongyang, così come per il mancato impegno americano a riguardo, con l'amministrazione Usa concentrata ad arrivare a un accordo con l'Iran, secondo il Wsj.

Ad aumentare le tensioni fra i due ex alleati c'è anche la questione legata all'Aiib, la Banca cinese per l’investimento infrastrutturale, in cui la Nordcorea vorrebbe entrare. Ma la richiesta di Pyongyang ha incassato il no di Pechino. L'istituto di credito, che ha raccolto immediatamente l’adesione di decine di Paesi – tra cui, Italia, Francia e Germania, ma uno degli ultimi a richiedere di farne parte è stato Israele –, progetta di investire 100 miliardi di dollari in Asia: un budget allentante per la Nord Corea, tagliato fuori quasi da tutto, con scambi economici che si limitano alla Cina e a pochi altri Stati.

Sembra che sia avvenuto lo scorso febbraio il contatto tra gli emissari nordcoreani e l’uomo indicato da Pechino alla guida dell’Aiib, Jin Liqun. Il no a Pyongyang sarebbe stato ricevuto come una secchiata d’acqua gelida dai funzionari norcoreani, che a quanto pare, non sarebbero in grado di assicurare la restituzione degli eventuali prestiti né di offrire garanzie. Il meccanismo attualmente in uso con la Cina prevede che, a fronte di trasferimenti di valuta, la Corea del Nord offra uranio e altre materie prima che il suo sistema estrattivo e industriale non è in grado di trattare.

Ma questa formula non è stata ritenuta adeguata ai più sofisticati standard dell’Aiib, concepita come una piattaforma in grado di accreditare ulteriormente il ruolo di potenza regionale di Pechino. Secondo l’economista giapponese Masahiro Kawai, gli uomini di Kim Jong-un, incalzati dai cinesi, non avrebbero voluto – o potuto – fornire i reali dettagli né sulla reale situazione economica del Paese né sui progetti per cui chiedere i finanziamenti.
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