MERCOLEDÌ 11 SETTEMBRE 2019, 16:54, IN TERRIS


GERMANIA

Joshua Wong, lettere da Berlino

Il leader della protesta di Hong Kong lancia un appello all'Europa dalla capitale tedesca. E Pechino richiama il suo ambasciatore

DM
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Joshua Wong
Joshua Wong
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on è più a Hong Kong il leader della protesta, il giovanissimo Joshua Wong. Dalla rovente città nel sud-est della Cina, il 22enne fondatore di Demosisto (arrestato e rilasciato nei giorni scorsi, accusato di aver fomentato disordine pubblico) ha iniziato un tour europeo, con un'intenzione semplice quanto chiara: esportare nel Vecchio continente la rivolta contro l'extradition bill che, ora come ora, ha assunto contorni ben più ampi della singola legge sull'estradizione in Cina, che nel frattempo è stata ritirata. Wong ora è a Berlino, invitato dalla Bild, ed è da lì che lancia il suo appello affinché le potenze occidentali inizino a guardare con più convinzione verso Hong Kong, da lui ritenuta "la nuova Berlino nella nuova Guerra fredda" perché "i suoi cittadini sono la frontiera contro il governo autoritario di Pechino". Per il momento, Wong si limita a una richiesta: quella di condannare le violenze contro i manifestanti che, ha spiegato, sono aumentate esponenzialmente nelle ultime settimane. Per Wong la polizia ha "raggiunto un livello barbarico", grazie alla "luce verde" concessa dalla governatrice Carrie Lam.


La richiesta

Dalla capitale tedesca Wong ripercorre le tappe della protesta e ribadisce che "il ritiro dell'extadition bill non è abbastanza" per una generazione che "avrebbe dovuto cambiare il sistema dall'interno" ma che la Cina ha contribuito a farne una sorta di esercito dissidente che, durante la protesta, è andato incontro a un crescendo di dure repressioni. Ecco perché, ha detto il giovanissimo leader, "l'Europa dovrebbe sospendere le trattative commerciali finché i diritti umani non saranno messi in agenda". Una richiesta esplicita, che estende il sentimento di rancore di Hong Kong al ben più complesso tema delle relazioni economiche fra potenze: "Speriamo che in futuro, quando l'Unione europea negozierà con Pechino, vengano evidenziate le violazioni dei diritti umani in Cina". Dichiarazioni che a Pechino non sono passate inosservate tanto che, a strettissimo giro, il governo cinese ha deciso di richiamare in patria il suo ambasciatore in Germania.


Verso gli Usa

Il messaggio berlinese avrà un seguito anche Oltreoceano, visto che Joshua Wong ha già annunciato il suo imminente viaggio negli Stati Uniti dove, fra gli altri, incontrerà il senatore Marco Rubio. Una tappa probabilmente cruciale, per capire fin dove la sua idea di esportare le ragioni dei dimostranti del Porto profumato possa spingersi e quali risultati possa ottenere. Da Berlino, per ora, arriva un appello all'Europa tutta e, probabilmente, i toni che assumerà nella sua visita americana saranno simili. Resta da capire se, con Washington e Pechino ancora sul terreno dello scontro per la questione dazi, gli Usa assumeranno posizioni più concrete della semplice condanna.

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