La crisi tra Stati Uniti e Iran si intensifica con un nuovo scambio di attacchi che alimenta i timori di un ulteriore allargamento del conflitto in Medio Oriente. Washington ha annunciato di aver colpito circa 90 obiettivi militari iraniani per ridurne le capacità operative nello Stretto di Hormuz. Teheran ha risposto rivendicando attacchi contro basi statunitensi nella regione e lanciando nuove minacce, mentre la tensione diplomatica e militare continua a crescere rapidamente.
Gli attacchi statunitensi
L’esercito statunitense ha colpito circa 90 “obiettivi militari” in Iran, compresi sistemi di difesa aerea, durante la sua ultima serie di attacchi. Lo ha annunciato il Comando Centrale delle Forze armate americane (Centcom). “Gli Stati Uniti hanno completato un’altra serie di attacchi contro l’Iran per ridurre ulteriormente la capacità dell’Iran di colpire navi mercantili e marinai civili innocenti nello Stretto di Hormuz”, si legge in una dichiarazione rilasciata su X dal Centcom.
La risposta iraniana
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane affermano di aver colpito basi statunitensi in Kuwait e Bahrein e minacciano di estendere gli attacchi, secondo la televisione di stato.
Le dichiarazioni
“L’America non ha ancora imparato che l’arroganza e la mancanza di lealtà non sono più gratuite. Per essere chiari: provate, e ne pagherete le conseguenze”. Lo ha scritto in un post sul suo account X Mohammad Bagher Ghalibaf presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore per l’Iran nella trattativa con gli Stati Uniti. “Non sprecate energie, che affonderete ancora di più – aggiunge – lo Stretto di Hormuz si apre solo con gli accordi iraniani, non con le minacce americane”. Le parole di Ghalibaf sono state riprese anche dall’agenzia iraniana Fars.
Fonte Ansa

