VENERDÌ 31 MAGGIO 2019, 00:05, IN TERRIS

LA TRAGEDIA DIMENTICATA

Inferno Yemen, escalation militare e traffico d'armi

Pericoloso incremento di attacchi negli ultimi mesi, per l'Unicef almeno 27 vittime sono bambini

GIACOMO GALEAZZI
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Mezzi militari nello Yemen
Mezzi militari nello Yemen
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ella guerra in Yemen, denuncia Amnesty International, la coalizione guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, sostenuta dalle armi occidentali, ha ucciso e ferito migliaia di civili mediante attacchi illegali e ha causato una delle peggiori crisi umanitarie mondiali. Il capo del Pentagono Patrick Shanahan annuncia l’invio di altri 1500 soldati americani in Medio Oriente. “Abbiamo una missione in Medio Oriente: la libertà di navigazione, la lotta al terrorismo in Siria e in Iraq, la sconfitta di Al-Qaida in Yemen, la sicurezza di Israele e della Giordania”, afferma il ministro della Difesa Usa. Nei giorni scorsi sette bambini fra i quattro e i 14 anni sono stati uccisi durante un attacco sul distretto di Mawiyah, nella citta di Taiz, nello Yemen meridionale. “Questo attacco porta a 27 il numero di bambini uccisi e feriti nella recente escalation di violenze vicino Sana'a e Taiz negli 11 giorni passati", ha denunciato Henrietta Fore, Direttore Generale dell'Unicef. Il bilancio si riferisce alle vittime che le Nazioni Unite hanno potuto confermare, ma - ha avvertito - i numeri "reali potrebbero essere anche più alti". "Nessun posto è sicuro per i bambini in Yemen. Il conflitto li sta perseguitando nelle loro case, scuole e parchi giochi - ha aggiunto Fore in una dichiarazione diffusa dall'Unicef - Ancora una volta chiediamo a tutte le parti in conflitto in Yemen e a coloro che esercitano influenza sulle stesse, di proteggere i bambini sempre e tenerli lontani dai pericoli. Gli attacchi sulle infrastrutture civili devono terminare e gli appelli per la pace in Yemen devono essere ascoltati". La settimana scorsa il sistema di difesa aereo dell'Arabia Saudita ha distrutto un drone lanciato dai miliziani sciiti Houthi contro l'aeroporto della città saudita di Najran, vicina al confine con lo Yemen, secondo quanto comunicato dalla Coalizione militare araba guidata da Riad. Gli Houthi avevano già annunciato di aver lanciato un attacco con un drone contro una batteria di missili Patriot nell'aeroporto di Najran. I  miliziani sciiti hanno rivendicato l'attacco con droni su petroliere saudite e promesso di colpire 300 obiettivi militari in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e in Yemen. Intanto la coalizione militare araba guidata dall'Arabia Saudita ha annunciato di aver lanciato un'operazione militare contro i miliziani sciiti Houthi nella provincia di Dhalea in Yemen. E' quanto riferisce l'emittente televisiva al Arabiya. La coalizione ha chiesto agli abitanti di Dhalea di evitare di recarsi vicino ai siti considerati obiettivi da colpire, sottolineando che l'operazione ha come obiettivo quello di neutralizzare le capacità degli Houthi. La coalizione spiega inoltre di agire nel rispetto del diritto internazionale e della legge umanitaria, avendo preso tutte le misure per proteggere i civili.


Forniture militari da tutta Europa

L’ultima bufera è stata scatenata dal transito al porto di Monfalcone (Gorizia) di 360 bazooka e di 415 missili diretti nello Yemen. A presentare un’interrogazione parlamentare è stata la deputata M5S del Friuli Venezia Giulia, Sabrina De Carlo dopo la notizia pubblicata dal  Fatto Quotidiano. “Una vicenda dai contorni gravi e preoccupanti- afferma la deputata De Carlo- . È importante che i ministri competenti (Difesa ed Interno) chiariscano se siano a conoscenza di quanto accaduto e se, per quanto di loro competenza, possano assicurare che siano state rispettate tutte le procedure di autorizzazione per il trasporto di armi al fine di rassicurare la popolazione residente in quelle zone, così come anche se siano a conoscenza della destinazione effettiva delle armi che sono transitate sul nostro territorio”. Secondo il quotidiano le armi, di fabbricazione ucraina, sarebbero transitate a Monfalcone bordo di una nave dello stesso Paese salpata mercoledì. La Filt Cgil, venuta a conoscenza, avrebbe protestato. Il materiale bellico, imbarcato a Olvia (Ucraina) il 18 maggio sarebbe destinato alle autorità saudite, a Gedda, e la spedizione sarebbe stata curata dalla Bahri Bollore' Logistics. Il quotidiano ha indicato che “controlli sul carico sono stati eseguiti da polizia di frontiera e dogana su input della prefettura” ma che non avrebbero “rilevato difformità con la documentazione”. La Bahri Yanbu, avverte Amnesty, è la più grande della flotta della monarchia saudita che è composta da sei navi-cargo che percorrono la medesima rotta dai porti canadesi e statunitensi a quelli britannici e nel Mediterraneo: più o meno ogni due settimane giungono ad un porto sulla medesima rotta. A Genova sono prossimamente previsti gli arrivi della Bahri Tabuk (dopo il 28 maggio), Bahri Jazan  (21 giugno), Bahri Jeddah (13 luglio), Bahri Abha (3 agosto) e Bahri Hofuf (23 agosto). Come nel caso della Bahri Yabu, prima di Genova, tutte toccheranno i grandi terminal militari degli Stati Uniti e del Canada dove imbarcheranno sistemi militari e armamenti, sostiene l'associazione.  Contestazioni anche alla convention annuale della Rheinmetall , il produttore tedesco di acciaio e armi. Una trentina di manifestanti si sono radunati fiori dall'albergo che ospitava l'evento, mentre attivisti di Greenpeace hanno srotolato uno striscione che recitava, "Le bombe della Rheinmetall uccidono in Yemen". L'azienda tedesca, che produce carri armati, proiettili e sistemi per la difesa, ha diffuso una nota nella quale annuncia azioni contro le "false accuse" che le vengono rivolte.  Varie organizzazioni hanno accusato la Rheinmetall di esportare armi nella regione, attraverso una filiale italiana.


Divieti aggirati

Il governo tedesco ha vietato la vendita di armi all'Arabia Saudita, per il ruolo di Riad nella guerra in Yemen. La vendita attraverso filiali estere viene giudicata dai critici dell'azienda tedesca come un sistema per aggirare l'embargo deciso da Berlino. Le armi francesi per l'Arabia Saudita non partiranno dal porto di Marsiglia-Fos-sur-Mer, assicura Louis Pasteur, segretario generale della sezione di Fos-sur-Mer dei lavoratori portuari del sindacato CGT. Lo scalo marittimo “non servirà per caricare armi o munizioni”, ha dichiarato il sindacalista. Secondo Pasteur, ai dipendenti del porto, il contenuto del cargo Bahri Tabuk è stato presentato come "materale civile per un progetto legato all'energia". Il segretario CGT ha anche assicurato che i dipendenti “saranno presenti per verificare il contenuto di questo carico”. l porto marsigliese era stato individuato come punto di carico del materiale bellico dal media on line indipendente francese “Disclose”. Il sito ha pubblicato un'inchiesta sull'”uso massicio di armi francesi nella guerra nello Yemen”. Secondo Disclose, la fonte dell'inchiesta sarebbe una “fuga di documenti coperti da segreto militare”. L'inchiesta dimostrerebbe “che queste armi sono utilizzate contro dei civili”. Alcuni giorni fa, dei giornalisti di Disclose avevano ricevuto delle convocazioni dal servizio di sicurezza interna francese. All'inizio maggio la Ong francese Acat, aveva presentato un ricorso, contro la partenza di un cargo pieno di armi destinate all'Arabia Saudita. Durante il vertice europeo di Sibu, in Romania, Emmanuel Macron aveva detto di “assumere” la vendita di armi a Riad e agli Emirati Arabi Uniti. “Sono alleati della Francia nella lotta al terrorismo” aveva detto il presidente francese, aggiungendo di aver ricevuto “la garanzia che queste armi non potessero essere utilizzate contro dei civili”. A scatenare le proteste delle associazioni pacifiste sono soprattutto  le forniture di bombe aeree MK80 che vengono sicuramente utilizzate dall’aeronautica saudita nei bombardamenti indiscriminati contro la popolazione civile in Yemen.

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