DOMENICA 09 DICEMBRE 2018, 11:12, IN TERRIS


CASO KHASHOGGI

I sauditi e la cybersecurity italiana

Il Washington post indica una società italiana come fornitrice di sistemi cybernetici all'Intelligence di Riyad

REDAZIONE
Facebook Twitter Copia Link Invia Scrivici
Cybersecurity
Cybersecurity
C

ontinua a estendersi l'onda d'urto del caso Khashoggi, tanto che le i raggi iniziano ad arrivare in Europa. In Italia per la precisione, dove gli Stati Uniti puntano il dito contro una società di cybersecuirty tricolore che avrebbe fornito il proprio contributo al potenziamento dei sistemi cybernetici dell'Arabia Saudita, in particolare del principe Mohammed bin Salman. Sistemi che, secondo l'analisi del columnist del Wp David Ignatius, sarebbero usati per contrastare le organizzazioni terroristiche ma anche per contrastare eventuali dissidenti del principato, come nel caso del giornalista del Washington post. Ed è proprio dal quotidiano del District of Columbia che arriva la notizia che andrebbe a coinvolgere la società italiana non nello specifico del caso Khashoggi ma, più in generale, del contributo al rafforzamento di tali sistemi da parte dell'Intelligence saudita.


Il nome di al-Qathani

Anche l'articolo del Wp si astiene dall'indicare l'azienda italiana come coinvolta nel caso Khashoggi. La società, circa tre anni e mezzo fa, aveva ottenuto l'ok alla commercializzazione di software in 46 Paesi (compreso l'Egitto, tanto che il nome dell'azienda era emerso nell'ambito delle varie indagini sul caso Regeni). Il quotidiano del D.C., in particolare, fa il nome dell'avvocato Saud al-Qathani, ex membro dell'aeronautica militare saudita e dirigente a Riyad del Center for studies and Media affairs: sarebbe lui ad aver lavorato nell'azienda milanese assiema al suo pool, per poi acquistare prodotti realizzati da due compagnie israeliane (la Nso Group e la Q Cyber Technologies) e da una degli Emirati, la DarkMatter.


Il rapporto

Il nome di al-Qathani emerse anche nel 2015 quando, mentre l'azienda milanese vedeva ridotto il proprio raggio commerciale a causa della pubblicazione di alcuni dossier di WikiLeakes, l'ex ufficiale saudita iniziava ad ampliare la sua influenza su bin Salman. Ma non solo. Nello stesso anno, come scrive ancora Ignatius sul Wp, il rapporto tra la società e l'Arabia Saudita è diventato più forte poiché, con le difficoltà incontrate per la pubblicazione dei documenti da parte di WikiLeakes,"apparentemente sono intervenuti investitori sauditi. Una società con sede a Cipro denominata Tablem Limited, guidata da un uomo d'affari della famiglia Al-Qahtani, ha acquisito una quota del 20% a metà 2016".

Spazio al lettore: per commentare questo articolo scrivi a direttore@interris.it

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.
Commenti

Gentile lettore, 

la redazione si riserva di approvare i commenti prima della loro pubblicazione. 

Fai una donazione
Vuoi essere aggiornato?
NEWS
Sea Watch
MIGRANTI

Il comandante della Sea Watch ai pm: "Rifarei tutto"

Arturo Centore, interrogato alla Procura di Agrigento, si sarebbe assunto la piena responsabilità di quanto accaduto
Migranti
GOVERNO

Sicurezza bis, via il riferimento al soccorso dei migranti

Nuova bozza che punta a risolvere le criticità palesate dal Colle. Il Viminale: "Ora l'approvazione"
Manifesto con il volto di Stefano Cucchi
IL PROCESSO

Cucchi, Arma e Difesa chiedono di essere parte civile

Il gip Antonella Minunni si è riservata di decidere. Ilaria Cucchi: "Una cosa senza precedenti"
Van der Bellen e Kurz
AUSTRIA

Governo: c'è l'ok di Van der Bellen ai tecnici

Nelle prossime ore Kurz dovrebbe presentare la lista dei nuovi ministri
Incendio doloso alla sede della municipale di Mirandola (MO)
MIRANDOLA

Rogo nella sede dei vigili: due morti. Arrestato un uomo

Le fiamme di origine dolosa: fermato un nordafricano. Salvini: "Azzerare immigrazione clandestina"
Niki Lauda
F1

Lauda, il pilota che capiva la macchina

Un campione discreto, con l'orecchio assoluto per l'automobile