A seguito delle tensioni crescenti si registrano all’interno della NATO dopo una serie di violazioni dello spazio aereo da parte di velivoli russi non identificati in Polonia, Estonia e Danimarca. A preoccupare è l’escalation del confronto con Mosca, che porta per la seconda volta in poche settimane all’attivazione dell’articolo 4 dell’Alleanza. Sullo sfondo, le dichiarazioni di Donald Trump, che invoca l’abbattimento dei mezzi russi, e la risposta misurata del segretario generale Mark Rutte. Mentre il Cremlino respinge ogni ipotesi di riconquista ucraina, l’Alleanza Atlantica si muove con cautela tra deterrenza, diplomazia e crescente pressione politica.
Il quadro generale
Prima i droni in Polonia, poi i Mig in Estonia. Lunedì sera gli oggetti volanti non (ancora) attribuiti a Copenaghen: forse dei russi, forse no, si vedrà. La Nato senz’altro ha un problema, col secondo articolo 4 evocato da un Paese alleato in poche settimane, questa volta da Tallinn. Ma la sfida è quella di gestire le aspettative, sia dell’opinione pubblica sia delle varie capitali, che hanno sensibilità diverse sulla postura da tenere con Mosca.
Le parole di Trump
Donald Trump, dopo aver incontrato a New York Volodymyr Zelensky, è entrato a gamba tesa nel dibattito sostenendo che le nazioni della Nato dovrebbero “abbattere gli aerei russi” se violano il loro spazio aereo — apparentemente dimenticando però che la Nato, in gran parte, è lui in quanto capo delle forze armate degli Stati Uniti. Non a caso, quando gli è stato chiesto se gli Usa aiuterebbero gli alleati contro la Russia, ha risposto con un sibillino “dipende dalle circostanze”. Poi, in un post su Truth, ha aggiunto: “Penso che l’Ucraina, con il sostegno dell’Unione Europea, sia in una posizione di combattere e riconquistare” i suoi territori: con tempo e pazienza, e il sostegno finanziario e della Nato, i confini originali di quando la guerra è iniziata, sono un’opzione”. Poi l’affondo contro Mosca: “Combatte senza meta da tre anni e mezzo, una guerra che una vera potenza militare avrebbe dovuto vincere in meno di una settimana. Questo non distingue la Russia. Anzi, la fa apparire come una tigre di carta”. Per il tycoon, dunque, “Putin e la Russia sono in grandi difficoltà economiche, ed è giunto il momento che l’Ucraina agisca”, mentre gli Stati Uniti – assicura – continueranno “a fornire armi alla Nato affinché la Nato ne faccia quello che vuole”. Intanto al Quartier Generale dell’Alleanza, a Bruxelles, si procede con estrema attenzione. Il Consiglio Atlantico (Nac) ha emesso, è vero, una dichiarazione giudicata molto dura dagli addetti ai lavori. “La Russia non deve avere alcun dubbio: la Nato e gli Alleati impiegheranno tutti gli strumenti, militari e non, necessari per difendersi e scoraggiare ogni minaccia proveniente da qualunque direzione”. Ma il dibattito, fuori e dentro l’Alleanza, in questi giorni è proprio incentrato su cosa fare, nella pratica, per fermare le scorribande russe (che siano intenzionali o meno ormai importa poco). Londra, Varsavia e Praga, in momenti e luoghi diversi, con dichiarazioni all’Onu oppure con ammonimenti a mezzo stampa, hanno messo in guardia il Cremlino: abbatteremo gli oggetti che violano palesemente il nostro spazio aereo, nella scia di quanto affermato da Trump dunque.
Le dichiarazioni di Rutte
Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, incalzato in conferenza stampa dopo la riunione del Consiglio Atlantico, ha usato però parole ben più ponderate. “Se necessario potete stare certi, e Mosca lo sa, che faremo tutto il necessario per difendere le nostre città, la nostra gente e le nostre infrastrutture”, ha risposto a chi gli chiedeva se l’Alleanza è davvero pronta a far fuoco contro i velivoli russi. “Questo però non significa che abbatteremo sempre immediatamente un jet: reagiremo sempre con calma, determinazione e in modo proporzionato”.
Le dichiarazioni del Cremlino
“Il fatto che stiano cercando in tutti i modi di incoraggiare l’Ucraina a continuare le operazioni militari, la tesi che l’Ucraina possa riconquistare qualcosa, questa, dal nostro punto di vista, è una tesi falsa”: lo ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, dopo che il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che l’Ucraina potrebbe riconquistare i suoi territori. Lo riporta la Tass.
Fonte: Ansa

