GIOVEDÌ 16 FEBBRAIO 2017, 20:50, IN TERRIS

Francia, il Parlamento approva il reato di intralcio all'aborto sul web

AUTORE OSPITE
Francia, il Parlamento approva il reato di intralcio all'aborto sul web
Francia, il Parlamento approva il reato di intralcio all'aborto sul web
Il Parlamento francese, con un ultimo voto dell'Assemblea Nazionale, ha approvato definitivamente la proposta di legge presentata da una parte dei deputati di maggioranza socialista, che intende penalizzare i siti, definiti di "disinformazione", sull'aborto.

La legge


Il testo prevede l'estensione del reato di "tentativo di intralcio all'interruzione volontaria della gravidanza" anche ai siti internet che danno in realtà notizie sulle conseguenze dell'aborto. Il reato di intralcio all'interruzione volontaria di gravidanza è stato creato nel 1993 ed è sanzionato con una pena che può arrivare fino a 2 anni di prigione e 30.000 euro di multa.

Le polemiche delle associazioni cattoliche


La decisione del Parlamento ha provocato forti polemiche da una parte della destra e da numerose associazioni cattoliche. Già in passato, il disegno di legge aveva sollevato le rimostranze della Conferenza episcopale francese, la quale non aveva mancato di sottolineare il fondamentale apporto di questi siti nell’offrire all’aborto un’alternativa di vita. In particolare, era stato l’arcivescovo di Marsiglia, mons. Georges Pontier, a farsi portavoce dei cattolici di Francia, attraverso una lettera inviata direttamente al presidente François Hollande, nella quale aveva rimarcato il valore di tutte quelle associazioni che, anche online, tentano di sopperire alla mancanza di adeguati luoghi pubblici di ascolto.

I siti pro-life considerati come un ostacolo alla libertà di scelta


In pratica la legge considera un ostacolo alla libera scelta individuale anche tutti i portali web pro-life, che da oggi in poi potrebbero macchiarsi del  cosiddetto “delit d’entrave” previsto dalla legislatura di Francia da oltre 20 anni (1993), il quale prevede, in caso di infrazione, sanzioni fino a 30 mila euro e pene detentive da 1 a 2 anni. Un freno, secondo i promotori del provvedimento, da rimuovere in nome della libertà decisionale. Ciò che non è stato considerato, però, è l’importante ruolo che questi portali rivestono nell’ambito dell’ascolto e del dialogo poiché, in molti casi, le donne poste di fronte a scelte così gravi, vi cercano aiuto e consigli.
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