MERCOLEDÌ 16 DICEMBRE 2015, 19:00, IN TERRIS

ELEZIONI IN SPAGNA, RAJOY PENSA A UN GOVERNO DI COALIZIONE

Il primo ministro spagnolo di fronte a una possibile vittoria risicata si è detto disponibile ad un patto politico

AUTORE OSPITE
ELEZIONI IN SPAGNA, RAJOY PENSA A UN GOVERNO DI COALIZIONE
ELEZIONI IN SPAGNA, RAJOY PENSA A UN GOVERNO DI COALIZIONE
Alle elezioni di domenica potrebbe ottenere una vittoria risicata - almeno secondo i sondaggi - per questo Mariano Rajoy, il premier spagnolo, si è detto disponibile ad accettare un patto politico in modo da garantire un governo stabile. Infatti, secondo le ultime previsioni il Partito popolare del premier è dato in testa senza però raggiungere la maggioranza assoluta, molto lontano dai risultati del 2011 quando raggiunse il 44%.

A impedire la vittoria netta di Rajoy, i socialisti di sinistra del Psoe guidati da Pedro Sanchez, e dai nuovi arrivati, il liberale Ciudadanos con il giovane Albert Rivera, e il partito anti-austery di Podemos, con Pablo Iglesias. Rajoy si è rifiutato di confermare con quale avversario il suo partito avrebbe considerato di unire le forze. "Vedremo chi ha il supporto politico maggiore e con quale gruppo riusciamo a trovare un'intesa maggiore al fine di formare un governo stabile", ha dichiarato il premier in un'intervista radiofonica.

Tra i tre candidati, molto probabilmente il partner dei popolari potrebbe essere la neo formazione liberale Ciudadanos. Tuttavia, il leader Rivera ha già fatto sapere di non voler entrare in una coalizione con Rajoy o con i socialisti e non si è sbilanciato sull'eventualità che il suo partito si astenga da un voto di fiducia che consentirebbe al partito di formare un governo di minoranza.

Il maggiore pericolo sembra essere comunque l'astensione. Un elettore su tre si è detto ancora indeciso o prevede di astenersi, secondo quanto rivelano gli ultimi sondaggi. Questo, insieme alla trasformazione del panorama politico della Spagna, fanno prevedere un risultato elettorale molto controverso. La disoccupazione crescente (più di un quinto della forza lavoro) e la rabbia per una sfilza di scandali per corruzione che ha coinvolto i popolari, hanno alimentato la nascita di nuovi partiti, rompendo un sistema a lungo dominato dal partito Popolare e dai socialisti.
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