Dombrovskis: “Medio Oriente, se il conflitto si prolunga c’è rischio stagflazione”

Il commissario europeo all’economia Valdis Dombrovskis teme che la crisi si allarghi e continui per diverso tempo, con possibili effetti sui prezzi dell’energia e sulle catene di approvvigionamento

Il commissario europeo all'economia Valdis Dombrovskis. Foto © Frederic Sierakowski da Imagoeconomica.

Per calcolare l’impatto della crisi in Medio Oriente, la variabili sono due. Se il conflitto non si allargasse e non si protraesse per più di due settimane, l’economia globale potrebbe non subire effetti rilevanti. Se invece l’escalation coinvolgesse altri attori e durasse più tempo, potrebbe ripercuotersi sulle rotte commerciali ed energetiche, causando inflazione e condizioni di finanziamento più restrittive. Questo secondo scenario, secondo il commissario europeo all’economia Valdis Dombrovskis, è a rischio stagflazione. Lo ha detto parlando prima dell’Eurogruppo, spiegando che la Commissione europea sta valutando diverse opzioni e che l’Ue lavora per la de-escalation.

Shock stagflazionistico

Se il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi o estendersi potrà portare a “uno shock stagflazionistico sostanziale” per l’economia globale ed europea. Lo ha detto il commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, prima dell’Eurogruppo. Dipenderà “dalla durata e dall’ampiezza regionale del conflitto”. Se durasse oltre due settimane e portasse a interruzioni delle spedizioni su Hormuz o attacchi alle infrastrutture nel Golfo, potrebbe provocare “prezzi dell’energia più alti che si trasmetterebbero all’inflazione, effetti negativi sulla fiducia, interruzioni delle catene di approvvigionamento” e stretta nei finanziamenti.

Lo scenario peggiore

Il principale canale di trasmissione della crisi, ha spiegato Dombrovskis, è quello energetico, attraverso eventuali interruzioni delle forniture e l’aumento dei prezzi. “In uno scenario più favorevole, se il conflitto restasse contenuto entro un paio di settimane, ci si può aspettare che non abbia effetti rilevanti sull’economia globale ed europea”, ha osservato. Al contrario, se la guerra diventasse più prolungata e coinvolgesse le rotte commerciali ed energetiche della regione, ad esempio con interruzioni delle spedizioni nello Stretto di Hormuz o attacchi alle infrastrutture energetiche nei Paesi del Golfo, potrebbe determinare un aumento dei prezzi dell’energia con effetti a catena sull’inflazione, sulla fiducia e sulle catene di approvvigionamento, oltre a condizioni di finanziamento più restrittive. Per questo, ha sottolineato il commissario, “è importante lavorare per de-escalare il conflitto il prima possibile: prima accade, più contenuto sarà l’impatto sull’economia globale”.

Dialogo e de-escalation

I ministri dell’Eurogruppo avranno oggi anche una discussione dedicata all’impatto della crisi sui mercati energetici e alle possibili risposte politiche. La Commissione europea, ha aggiunto Dombrovskis, sta valutando diverse opzioni. “Dal lato della Commissione abbiamo alcune riflessioni su possibili passi e ne discuteremo oggi con i ministri”, ha detto, citando tra le ipotesi anche il rilascio delle riserve di petrolio “per aumentare l’offerta durante questa fase di interruzioni delle forniture”. L’Unione europea è inoltre “in contatto costante con i Paesi del Golfo” e porta avanti “un’intensa attività di dialogo economico con l’obiettivo di trovare una soluzione diplomatica e favorire una de-escalation il prima possibile”.

Fonte Ansa

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