Nel sessantaquattresimo anniversario dell’embargo statunitense contro Cuba, il presidente Miguel Díaz-Canel ha rilanciato una dura condanna della politica di Washington, definendola un “blocco genocida” e una persistente guerra economica. Le sue dichiarazioni si inseriscono in un contesto di forte tensione internazionale, accentuato dalle recenti iniziative dell’amministrazione statunitense volte a inasprire le sanzioni e a limitare l’accesso dell’isola a risorse energetiche essenziali.
Le dichiarazioni
Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha condannato duramente la politica statunitense contro l’isola, definendola un “blocco genocida” e una vera “guerra economica”. La denuncia arriva nel giorno del 64esimo anniversario della firma del provvedimento da parte di John F. Kennedy, avvenuta il 3 febbraio 1962. Attraverso i canali ufficiali, il leader ha sottolineato come, nel corso dei decenni, dodici diverse amministrazioni abbiano trasformato un assedio economico in uno strumento di pressione estrema.
La tensione crescente
Le dichiarazioni giungono in un momento di massima tensione, segnato dalla recente offensiva di Donald Trump che lo scorso 29 gennaio, con un nuovo ordine esecutivo, ha mirato a bloccare le forniture di petrolio all’isola, minacciando sanzioni contro i Paesi terzi coinvolti. Il ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez, ha definito la mossa un tentativo disumano di rendere il mondo complice di una crisi senza precedenti, privando la popolazione civile delle risorse energetiche vitali.
Fonte Ansa

