SABATO 04 APRILE 2015, 001:01, IN TERRIS

CORRUZIONE A PECHINO: L'EX MINISTRO DELLA SICUREZZA RISCHIA LA PENA DI MORTE

Continua la campagna anti-corruzione del presidente Jinping "contro tigri e mosche"

CLAUDIA GENNARI
CORRUZIONE A PECHINO: L'EX MINISTRO DELLA SICUREZZA RISCHIA LA PENA DI MORTE
CORRUZIONE A PECHINO: L'EX MINISTRO DELLA SICUREZZA RISCHIA LA PENA DI MORTE
Corruzione, abuso di potere e compravendita internazionale di segreti di stato: queste sono le accuse formali presentate dal Procupratore Supremo del Popolo cinese nei confronti di Zhou YongKang, ex “zar” della sicurezza nazionale e membro della Commissione permanente del Politburo di Pechino. Il politico è quindi accusato di aver intascato “enormi tangenti” durante tutta la sua carriera. L’organismo ha inoltre annunciato di aver chiuso le indagini contro il politico – un tempo uno degli uomini più potenti della Cina – e ha affidato il processo politico più importante dell’era Xi Jinping al tribunale n°1 di Tianjin. Se l’uomo venisse giudicato colpevole, rischia la pena di morte.

L’inchiesta contro Zhou si è aperta nell’agosto del 2013, un anno dopo il suo ritiro dalla vita politica attiva, e rientra nella campagna del capo dello stato “contro le tigri e le mosche”, della corruzione, punto fermo della politica di Xi. Secondo un comunicato ufficiale del Procuratore, pubblicato nella mattinata di ieri, “l’abuso di potere compiuto da Zhou ha portato enormi perdite nei fondi pubblici”, e ha danneggiato in maniera seria “gli interessi nazionali e pubblici, causando un impatto sociale negativo”. Tuttavia, gli inquirenti non hanno dato informazione sull’accusa di aver svenduto segreti di Stato.

Anche se questo processo nasce nell’ambito della campagna anti-corruzione, l’impatto politico è enorme. Sembra infatti che l’ex ministro abbia minato la solidità interna del Partito comunista, quindi il processo, come l’intera campagna di Jinping, potrebbe essere una scusa per eliminare fazioni e singoli politici rivali. Ma secondo David Shambaugh, uno dei maggiori esperti di affari cinesi al mondo, proprio l’aumento della repressione contro la dissidenza “sta portando il Partito al collasso, “se continua così, il presidente rischia un colpo di Stato”.

Nei mesi scorsi, anche molti degli amici e segretari di Zhou sono stati messi sotto inchiesta. Tra questi anche alcuni suoi familiari che sembrano implicati nella rete di amicizie e guadagni del mondo dell’energia. L’uomo è entrato nel Politburo nel 2002 come ministro della sicurezza. Sotto la sua leadership, questo ministero ha avuto un budget annuale più alto di quello della difesa, rafforzando il controllo della società, ampliando i corpi di polizia, dando potere di imprigionare senza processo dissidenti, personalità religiose, portatori di petizioni e contadini che lottavano contro il sequestro delle terre.
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