DOMENICA 14 APRILE 2019, 10:23, IN TERRIS


L'ALLARME

Caos Libia, gli 007: "Rischio esodi in massa"

Secondo gli analisti dell'intelligence italiana, almeno 6 mila persone in direzione del Mediterraneo per sfuggire alla guerra civile

MATTIA DAMIANI
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Mezzi militari in Libia
Mezzi militari in Libia
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on sono bastati gli appelli né gli inviti alla diplomazia: in Libia si continua a combattere e si continua anche a partire. Il dialogo aperto dai canali italiani, i "contatti diretti" con entrambe le parti in lotta non fa abbassare l'asticella del rischio che la Libia diventi presto "una nuova Siria". Proprio in queste ore, infatti, al presidente del Consiglio Giuseppe Conte sarebbe stato consegnato il dossier stilato dall'intelligence, secondo il quale ci sarebbero non meno di 6 mila profughi pronti ad attraversare il Mediterraneo in direzione dell'Italia. Fra di loro, ci sarebbero molte donne e bambini. Ma il timore degli analisti degli 007 rivela anche il timore che, assieme agli esodi e all'escalation di violenza nel Paese, la fortissima instabilità politica possa favorire una nuova ascesa dei gruppi fondamentalisti, Isis in testa.


Il ruolo francese

Continua anche a far discutere il ruolo della Francia che, nonostante le varie smentite e gli appelli alla pace e alla collaborazione, è stata indicata fin da subito come possibile sostenitrice delle forze di Khalifa Haftar. Nelle ultime ore, si era parlato di una possibile confessione arrivata da un mercenario egiziano al servizio dell'esercito della Cirenaica il quale, secondo Libya Observer (citato da La Stampa), avrebbe confessato di essersi diretto a Bengasi su un volo dove, assieme ad altri futuri combattenti, trovavano posto sei consiglieri militari francesi. Una versione che, al momento, rimane poco più di un sospetto e resta in attesa di conferme ufficiali, contribuendo però ad alzare il polverone attorno al comportamento di Parigi.


Gli scontri

Nel frattempo, l'Italia continua il suo operato di mediazione fra le due parti, avviato già prima della creazione del gabinetto anti-crisi e fatto di incontri ripetuti con entrambe le forze in campo, sia Fayez al-Sarraj che lo stesso Haftar. Tutto mentre alle porte di Tripoli si continua a combattere fra le forze fedeli al governo riconosciuto e a quelle del maresciallo che, nella giornata di ieri, avevano sfondato il fronte sud a el-Aziza, continuando gli scontri in zona sud-ovest riuscendo infine a rompere la linea avversaria anche a Suani ben Ade, finendo poi respinti dalle forze di Sarraj e costretti a una ritirata disordinata a colpi di tuwar.

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