SABATO 22 GIUGNO 2019, 00:01, IN TERRIS

Brasile, 4 rimpasti in 5 mesi di governo Bolsonaro

Dal Sinodo alla Banca dello sviluppo economico, l’esecutivo è sempre più isolato

GIACOMO GALEAZZI
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V

escovi, ambientalisti, economia solidale: Jair Bolsonaro contro tutti. Il presidente brasiliano, ha annunciato un nuovo rimpasto nel suo governo: l'attuale segretario generale della Presidenza, il generale Floriano Peixoto, dovrebbe prendere il posto di un altro generale, Juarez Cunha, alla presidenza delle Poste. “Se confermato, sarà il quarto membro del governo di Bolsonaro a lasciare l'incarico”, fa notare il quotidiano O Globo. Peixoto è il secondo segretario generale della Presidenza ad essere sostituito dal capo di Stato: a febbraio venne esonerato dalla stessa poltrona il generale Gustavo Bebianno. Gli altri due esponenti dell'esecutivo costretti a rassegnare le dimissioni sono stati il ministro dell'Istruzione, Ricardo Velez Rodriguez, e quello del Governo, generale Carlos Alberto dos Santos Cruz. “Si tratta della quarta destituzione di un militare in meno di due settimane», osserva il quotidiano Estado de Sao Paulo. Così facendo Bolsonaro mostra il suo disappunto con l'ala militare del suo gabinetto. Nei giorni scorsi, oltre a rimuovere il generale Cruz, il presidente della Repubblica aveva licenziato anche i generali Franklimberg Ribeiro de Freitas, a capo della Fondazione nazione dell'indio (Funai), e Juarez Aparecido de Paula Cunha, responsabile delle Poste.


La preoccupazione per il Sinodo

Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha detto che è “preoccupato” dalle possibili decisioni che possano sorgere dal Sinodo sull'Amazzonia convocato da Papa Francesco, denunciando che "vogliono rubarci l'Amazzonia". In dichiarazioni al quotidiano Valor Economico, Bolsonaro ha detto che è "logico" che si preoccupi per il sinodo - che si svolgerà ad ottobre e di cui è stato pubblicato l’instrumentum laboris tre giorni fa - perché “quelli stanno cercando di creare nuovi Paesi” dentro al territorio brasiliano. “Si tratta della 'triple A', un territorio di 136 milioni di ettari, che include le Ande e l'Amazzonia, fino all'Atlantico: una grande fascia che verrà posta sotto controllo mondiale, in nome della protezione ambientale", ha spiegato il presidente. Secondo Bolsonaro “vogliono rubarci l'Amazzonia, e noi non siamo d'accordo”, e anche “se la stampa all'estero dice che voglio distruggere l'Amazzonia, in realtà quello che voglio è che l'Amazzonia resti nostra”. Nel febbraio scorso, il generale Augusto Heleno, ministro della Sicurezza Istituzionale, aveva denunciato - in base a rapporti dell'intelligence - che la Chiesa, e in particolare il cardinale Claudio Hummes, scelto dal Papa come relatore del Sinodo, stavano tramando “contro l'interesse nazionale” in Amazzonia, riferisce l’Ansa. “Il compito del governo - ha detto Heleno - sarà quello di neutralizzare l'impatto di questo incontro e di rafforzare la sovranità del Brasile, per impedire che interessi stranieri finiscano per prevalere in Amazzonia”.


Lo scontro economico

La settimana scorsa Joaquim Levy, presidente della Banca nazionale di Sviluppo economico e sociale (Bndes) brasiliana, si è dimesso dal suo incarico dopo una serie di scontri con il presidente Jair Bolsonaro, che lo aveva criticato apertamente nelle ultime settimane, in un mossa vista con preoccupazione dal settore privato. Levy ha comunicato le sue dimissioni al ministro dell'Economia, Paulo Guedes,, all'indomani dell'ultima esternazione di Bolsonaro, che ha detto che «ne ho fin sopra la testa» del responsabile del Bndes. Secondo i media locali, il presidente era particolarmente arrabbiato con Levy perché non ha promosso indagini sui prestiti concessi dal Bndes a Venezuela, Cuba e Angola durante i governi di Luiz Inacio Lula da Silva e Dilma Rousseff (2003-2016), che Bolsonaro ha denunciato come una malversazione di fondi pubblici per motivi di convenienza politica. Il presidente si riunirà oggi con il ministro Guedes per scegliere un nuovo presidente per il Bndes, che è la banca di sviluppo più importante dell'America Latina, specializzata nei crediti per grandi aziende e nel finanziamento di lavori di infrastruttura. Le dimissioni di Levy rappresentano “una cattiva notizia, in questo momento in cui il Brasile ha bisogno di riforme”, ha commentato José Roriz Coelho, presidente dell'Associazione di imprenditori dell'industria plastica, mentre Sergio Pena Barreto, responsabile dell'organismo che rappresenta le grandi catene farmaceutiche, ha detto che “è un peccato che (Levy) sia andato via, perché è un dirigente serio, con un ottimo livello tecnico”.


Global Compact

Appena eletto Bolsonaro ha deciso l’uscita del suo Paese dal Patto globale per le migrazioni (Global Compact), al quale aveva invece aderito il suo predecessore Michel Temer. L’orientamento era già stato annunciato durante la campagna elettorale e, a neppure una settimana dal suo insediamento, l’esecutivo ha comunicato all’Onu la decisione ufficiale, motivata con il fatto che il Global Compact andrebbe a ledere la sovranità nazionale del Paese. Il Brasile si aggiunge così a Stati Uniti, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, mentre la decisione dell’Italia è ancora in sospeso. L’Onu, dal canto suo, ha fatto sapere che i primi danneggiati dalla decisione saranno i tre milioni di brasiliani che vivono all’estero.

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