MERCOLEDÌ 12 SETTEMBRE 2018, 15:28, IN TERRIS


STRASBURGO

Approvata la risoluzione anti Orban

Chiesta l'attivazione dell'articolo 7. Allarme Lega: "Precedente pericoloso. Italia nel mirino"

FRANCESCO VOLPI
Viktor Orban
Viktor Orban
L

a mannaia dell'Unione europea si abbatte sull'Ungheria di Viktor Orban. L'Europarlamento ha, infatti, approvato la risoluzione della verde Judith Sargentini e chiede l'apertura della procedura prevista dall'articolo 7 del Tue. Si tratta di una disposizione che consente all'Ue di adottare contromisure - comprese eventuali sanzioni - in caso della violazione da parte di uno Stato membro dei principi fondanti dell'organismo sovranazionale: democrazia, rispetto dei diritti umani e stato di diritto


Il voto

Il testo è stato approvato con 448 voti a favore, 197 contrari e 48 astenuti. Per attivare la procedura dell'articolo 7 era necessaria una maggioranza dei due terzi dei voti espressi, oltre a quella assoluta dei deputati europei.


Soddisfatta

Soddisfatta Sargentini, autrice del dossier su Budapest che rappresenta la base della risoluzione. "Non credo che questo o qualunque altro voto o discorso farà cambiare idea all'Ungheria, invertendo il corso delle sue politiche, altrimenti il governo avrebbe già risposto alle infrazioni aperte dalla Commissione - ha commentato -. Ma questo voto non era indirizzato all'Ungheria, bensì agli altri 27 Paesi dell'Ue". La deputata ha espresso apprezzamento per il tedesco Manfred Weber, che "è stato molto responsabile come Spitzenkandidat, dichiarando che avrebbe votato a favore del rapporto". Ma non entra nel merito delle discussioni all'interno della famiglia del Ppe, dove ora si apre il dilemma tra tenere Orban o cacciarlo: "Lascio a loro decidere che formazione vogliono avere". Per quanto riguarda l'attivazione della procedura articolo 7 Sargentini non si è espressa visto che "non c'è una scadenza". La palla passa ai capi di Stato.


Peso politico

Sargentini ha dunque sottolineato il peso politico del voto odierno. E, in effetti, l'ok di Strasburgo sembra rappresentare la prima censura formale dell'Ue nei confronti del sovranismo, di cui l'Ungheria di Orban è la portabandiera più forte a livello europeo. Non solo: l'ok alla risoluzione apre anche un serio dibattito all'interno di partiti che nei rispettivi Paesi governano insieme ma su Orban hanno espresso pareri divergenti. Il caso più eclatante è quello italiano. Il voto di oggi ha contribuito a riavvicinare la Lega a Forza Italia (entrambe hanno votato "no") e ad allontanare il Carroccio dal Movimento 5 Stelle, unico all'interno del suo gruppo a votare "sì".  "Dentro la maggioranza c'è un'evidente spaccatura" ha detto l'ex ministra della Difesa Roberta Pinotti. "Orban sanzionato dal parlamento europeo anche grazie al M5S e ai suoi stessi compagni di partito per aver limitato la democrazia in Ungheria - ha osservato Laura Boldrini -. Ora la parola ai capi di governo: che posizione assumerà Giuseppe Conte sull'amico di Salvini? Prima la democrazia o prima Orban?". Per Massimiliano Romeo (Lega) le divisioni su Orban, però, non pregiudicheranno il cammino del governo: "Sulle sanzioni il M5s è libero di comportarsi come meglio crede" ha spiegato. Mentre per il capogruppo del Carroccio a Strasburgo, Mara Bizzotto, "il voto di oggi crea un precedente pericolosissimo. Dopo l'Ungheria di Orban e la Polonia di Kaczyski e Morawiecki, nei prossimi mesi la sinistra e la Ue metteranno nel mirino anche l'Italia, il nostro governo e il nostro leader Matteo Salvini. Non so se gli amici 5 Stelle abbiano compreso questo rischio". 

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COMMENTO | MIRKO DE CARLI

Cosa sta pagando Budapest...

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E' stata appena votata presso il Parlamento di Strasburgo la mozione di censura nei confronti dell'Ungheria di Viktor Orban. Dunque, secondo l’assise che rappresenta i popoli dell’Unione Europea il Paese magiaro sarebbe colpevole di gravi violazioni dei fondamentali diritti di libertà dei cittadini e anche delle minoranze. Una decisione che sa di propaganda e malafede, che dimostra come ormai l'Europa soffra di un male politico che richiede non il rifiuto dell'Unione, ma un deciso ritorno ai principi fondatori della stessa che eviti quel collasso sotto i colpi del rifiuto popolare che si esprime nel voto sovranista, la prevalenza del quale altrimenti sembra solo questione di tempo.

Il voto ha portato alla luce una spaccatura nel Partito Popolare Europeo che deve essere anch'essa affrontata per evitare l'indebolimento di quella che rimane una colonna portante e insostituibile dell'ideale comunitario. Intanto è bene che si sappia che non c'è un vero scontro di principio nel Partito Popolare Europeo sul tema dell'immigrazione. In realtà lo scontro è tra chi appoggia la linea tedesca della Merkel, che ha aperto all’immigrazione solo in quanto la stessa sia compatibile con gli interessi politici e finanziari della Germania, e chi invece vuole rimanere nella ispirazione originaria e storica del Partito Popolare. E’ un falso che nella costituzione ungherese siano state inserite limitazioni al diritto di immigrazione, alla libertà di stampa o nei confronti delle minoranze che possano inficiare i processi democratici in Ungheria. Si tratta di un Paese civile e il suo leader ha solo la colpa di avere sfidato il pensiero dominante nella governance europea per ragioni di carattere economico e finanziario.

Allora come risolvere lo scontro in atto? Si tratta di passare dalla priorità della finanza a un nuovo primato delle ragioni della persona, della famiglia della vita. Tra i fondamentali diritti umani viene prima quello a non emigrare, e di non essere costretti a lasciare la propria famiglia rischiando la vita per alimentare gli interessi economici non solo del business dell’immigrazione, che è nelle mani di vere e proprie mafie, ma anche delle tecnocrazie finanziarie. E poi va tutelato anche il diritto per i cittadini italiani di accogliere soltanto nei limiti della sicurezza, mentre oramai in Italia l'immigrazione è fuori controllo, e lo dobbiamo a chi ha servito quegli interessi anche a livello comunitario, lasciando che, per contropartite di carattere economico, l'Italia venisse lasciata nella logica di Dublino a dover fare da Paese di primo ingresso per i migranti. In questo senso il Popolo della Famiglia è chiaramente schierato sulle posizioni di Orban.

Non mi piace si dica che siamo orbaniani, al limite sarebbe meglio dire orbanisti, che è un po' la stessa distinzione che si fra marxiani e marxisti. Il punto è che Viktor Orban non è un filosofo né un politologo, ma un leader politico che sta facendo il bene del suo Paese, che si è paradossalmente trovato a parlare a nome di una posizione che non è soltanto sua ma di tutti i Popolari Europei che ancora credono nelle radici cristiane del continente. Insomma, sta rappresentando una esigenza che da troppo tempo a Strasburgo è rimasta soffocata dagli interessi economici e finanziari a cui hanno aderito i partiti germanocentrici. Il fatto che anche Forza Italia, che pure aderisce al Partito Popolare Europeo, abbia votato contro le sanzioni all’Ungheria ci dimostra come in effetti non si può parlare di divisioni sui principi, quanto della necessità di recuperare una nuova visione degli interessi comuni.

L'Italia è troppo esposta nei confronti dell'immigrazione ed è un Paese che ha pienamente bisogno, ancor più dell'Ungheria, di ottenere una risposta da parte della Comunità che non sia unicamente al servizio di esigenze finanziarie. Orban ci sta aiutando a ribaltare questa logica e noi non possiamo far altro che sostenerlo. Con la votazione contro l'Ungheria al Parlamento Europeo si è aperta una spaccatura che non riguarda soltanto il Partito Popolare ma tutta l’Unione. Se il partito più forte all'interno dell'emiciclo di Strasburgo non riesce più a avere una posizione comune su questi temi fondamentali, allora - se non vogliamo che l'Europa finisca nelle mani dei populisti - è necessario che ci siano sempre più forze che spingano per una riorganizzazione del Ppe. Perché in effetti non si tratta di essere contro l’Europa, il nome di un nuovo nazionalismo tendenzialmente statalista, come è tipico dei partiti sovranisti, bensì di sapere dare una risposta europea alle questioni reali che i sovranisti cavalcano. Orban finora ha sempre saputo farlo, e con questo voto si apre un nuovo enorme problema. Il Popolo della Famiglia che ha chiesto l’adesione al Partito Popolare Europeo darà il suo contributo in questo senso.

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