Agenzia nucleare iraniana: “Pronti a diluire l’uranio in cambio di revoca delle sanzioni”

In Oman sono in corso i colloqui tra gli Stati Uniti e l'Iran, il capo del nucleare iraniano Mohammad Eslami apre alla possibilità di diluire l'uranio arricchito se verranno rimosse le sanzioni

Mentre in Oman sono in corso di colloqui tra Stati Uniti e Iran, dalla Repubblica islamica arriva la possibilità di un’apertura. Il capo dell’agenzia nucleare iraniana Mohammad Eslami ipotizza che Teheran potrebbe diluire il proprio uranio in cambio di una revoca totale delle sanzioni. La diluizione consiste nel mescolare il metallo radioattivo con sostanze che ne abbassano il grado rendendolo non utilizzabile per scopi militari. Prima degli attacchi di giugno, l’uranio iraniano sarebbe stato arricchito al 60%.

L’ipotesi

Un uranio “diluito”, e quindi non più utile a realizzare ordigni nucleari, in cambio della rimozione totale delle sanzioni: l’Iran fa dietrofront e mette sul tavolo della trattativa con gli Usa la carta più preziosa, quella che solo fino a 24 ore prima teneva gelosamente in pugno: “Nulla fermerà il nostro arricchimento nucleare, neanche la guerra”, aveva tuonato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Ora però è il capo dell’agenzia nucleare iraniana Mohammad Eslami ad aprire a un’ipotesi che potrebbe pesare sui colloqui in corso con gli Stati Uniti in Oman. In risposta a una domanda sulla possibilità di diluire l’uranio arricchito al 60%, Eslami “ha affermato che ciò dipenderà dalla revoca di tutte le sanzioni”. Se il funzionario si riferisse a tutte le sanzioni o solo a quelle Usa non è dato sapere ma il cambio di prospettiva è comunque difficile da sottovalutare, e arriva a valle di una seduta (a porte chiuse) del Parlamento dedicata proprio alla linea da tenere ai negoziati con Washington. Sugli scranni c’era, oltre al capo di Stato maggiore delle Forze armate Abdolrahim Mousavi, lo stesso Araghchi.

Costruire fiducia

Che più tardi parlando con la diplomazia straniera terrà il punto almeno sui toni: con gli americani, “nonostante i colloqui in corso, esiste un grande muro di sfiducia“, ha detto, costruito secondo lui a suon di bombe proprio dagli Stati Uniti, “che hanno attaccato a giugno, proprio mentre stavamo conducendo i negoziati. Ci auguriamo che si crei la fiducia necessaria per condurre i negoziati in modo da raggiungere dei risultati”. Che è anche la linea del presidente Masoud Pezeshkian: i colloqui in Oman “rappresentano una buona opportunità per una soluzione giusta ed equilibrata sulla questione nucleare”. Ma, ha ribadito, il principio deve essere quello “del vantaggio reciproco, del win-win”, con “garanzie” sui diritti. Compreso “quello all’arricchimento” dell’uranio.

Arricchimento e diluizione

Nessuno si aspetta che sarà facile. La questione – su cui anche l’Ue ha chiesto “serietà” per evitare l’escalation – è tecnica, ma decisiva per comprendere la posta in gioco. La soglia di arricchimento determina l’uso che del nucleare si vuole fare. Il limite per l’uso civile è attorno al 3,6% e l’Iran prima degli attacchi di giugno era al 60%, ma secondo diversi osservatori puntava a salire al 90%, cioè alla soglia per costruire la Bomba. La “diluizione” è invece il processo opposto: si mescola l’uranio ad altre sostanze per abbassarne il grado e renderlo dunque inutilizzabile a scopi bellici. Altro nodo: la scorta di 400 kg di uranio iraniano altamente arricchito, che se fosse al 90% potrebbe consentire di realizzare una decina di bombe nucleari. Tra le ipotesi c’è anche quella di consegnarla all’estero. “Non è all’ordine del giorno degli attuali colloqui con gli Usa – ha tagliato corto il capo del nucleare Eslami – e i resoconti al riguardo provengono solo da elementi di pressione”.

La situazione interna

Teheran, in questo momento, di pressioni ne ha tante, anche interne. C’è ancora fuoco sotto la cenere delle proteste: i pasdaran solo in giornata hanno arrestato il portavoce della coalizione riformista Javad Emam, l’attivista Hossein Karroubi, e l’ex parlamentare Ali Shakouri-Rad che si aggiungono alla lunga lista dei moderati epurati. “Ci sono prove – ha dichiarato il capo della magistratura Gholamhossein Ejei – che i nemici stanno cercando di indirizzare i loro elementi interni verso l’insicurezza del Paese” e vanno contrastati “all’interno e all’esterno del Paese”. In questo clima è tornata a farsi sentire la Guida Suprema Ali Khamenei, che ha invitato la popolazione a mostrare “resilienza” nei confronti del “nemico” e a marciare in piazza il prossimo 11 febbraio in occasione del 47° anniversario della fondazione della Repubblica Islamica. Un segnale per i negoziati in Oman, che si svolgono mentre nel Golfo Persico incrocia ormai da giorni la portaerei statunitense Lincoln, appena visitata dagli inviati di Donald Trump Steve Witkoff e Jared Kushner. Un promemoria, neanche troppo sottile, per Teheran. Il nostro esercito, è la reazione dello Stato Maggiore iraniano, è pronto ad affrontare qualunque minaccia “in qualsiasi circostanza”.

Fonte Ansa

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