MERCOLEDÌ 14 FEBBRAIO 2018, 17:27, IN TERRIS


SONDAGGIO

Ministero della Pace: italiani favorevoli

Il 66% condivide la proposta. Ramonda: "Risposta della società civile sorprendente"

REDAZIONE
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Opuscolo sul Ministero della Pace
Opuscolo sul Ministero della Pace
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l 66% degli italiani è favorevole alla creazione di un Ministero della Pace dedicato a promuovere, sviluppare e coordinare attività di prevenzione e mediazione nonviolenta dei conflitti. E' quanto emerge da un sondaggio commissionato dalla Comunità Papa Giovanni XXIII e realizzato dalla Società Demetra, con la collaborazione dell’Università di Padova.


Il sondaggio

Secondo il campione di intervistati, se da un lato la sicurezza rimane un problema percepito come centrale (86%), dall'altro ritengono che sarebbe utile dotarsi di un corpo civile nonviolento e di un vero e proprio Dicastero che gestisca i numerosi compiti legati alla gestione dei conflitti sociali e armati. Un Ministero per la Pace che sappia gestire i conflitti, promuovere politiche di disarmo, la difesa civile e i diritti umani, con un ruolo attivo e propositivo, sia a livello europeo che in ambito internazionale.

La maggior parte degli italiani sembra quindi favorevole all’ipotesi di un Ministero della Pace, un ruolo finora mai esistito in Europa, ma da tempo oggetto di proposte - come Corby in Inghilterra - e che in Costa Rica e Nepal ha già preso corpo.


La reazione di Ramonda

"Il nostro fondatore, don Oreste Benzi, diceva 'l'uomo da quando esiste ha sempre organizzato la guerra, è arrivato il momento di organizzare la pace' e propose a più di un Presidente del Consiglio l’istituzione di un Ministero della Pace. Oggi gli scenari internazionali e quelli nazionali richiedono che questa scelta non debba più essere rimandata ed abbiamo dunque lanciato la campagna Ministero della Pace. Una scelta di Governo”. E' quanto afferma Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, commentando il sondaggio.

"La risposta che abbiamo ricevuto dalla società civile è stata sorprendente. – continua Ramonda – Si sono uniti in questa battaglia: Azione Cattolica, Focolari, Sermig, Focsiv, CescProject, Movimento Nonviolento, Centro per i Diritti umani dell'ateneo padovano, Gigi De Palo (Forum Associazioni Familiari) e Anna Maria Furlan (Cisl). Ed infine, come testimonial, l'attore Beppe Fiorello".


Il Corpo Civile di Pace

L’81% degli intervistati ritiene che il nostro Paese si debba dotare di un Corpo Civile di Pace specializzato. Nella stessa direzione va interpretata la sostenuta adesione al potenziamento (48%) e al mantenimento (30%) dell’attuale esperienza svolta dai giovani italiani che nei contesti di conflitto mettono in atto, per conto dello Stato, attività nonviolente di promozione della pace e di tutela dei diritti umani. Così come va potenziata (70%) l’esperienza dei giovani in servizio civile nazionale, almeno tra quanti conoscono l’esistenza di questo servizio.


Attività delle forze dell'ordine

Il 90% degli intervistati pensa che il metodo nonviolento e il paradigma dei diritti umani sia utile nelle attività formative delle forze di polizia e dei carabinieri; così come l’89% pensa che questa debba far parte della formazione di base dei militari e l’86% anche della formazione culturale degli amministratori pubblici locali, regionali e nazionali. Non solo i militari, anche gli studenti devono essere coinvolti in questi progetti. Il 90% degli intervistati infatti si dichiara favorevole a inserire nei programmi scolastici dell’obbligo un insegnamento sull’educazione alla pace, ai diritti umani e alla nonviolenza.

Secondo gli intervistati, la sicurezza nelle città si persegue non solo con la presenza dei militari. Il 60% è favorevole ad un suo potenziamento, mentre il 26% è per mantenere la misura in corso senza rafforzarla. Dall'indagine emerge che l’adesione alla misura di contenimento militare prevista dai Governi nazionali va di pari passo con la messa in campo di interventi rivolti alla promozione del dialogo e alla composizione dei conflitti, in un modo rispettoso dei diritti umani. Pertanto, ben il 69% degli italiani sarebbe favorevole alla presenza, accanto ai militari, di civili specializzati in pratiche di mediazione e di accompagnamento sociale.

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