MERCOLEDÌ 29 MARZO 2017, 16:03, IN TERRIS

Ai volontari gli impianti dei Narcos

ANDREA ACALI
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Ai volontari gli impianti dei Narcos
Ai volontari gli impianti dei Narcos
E’ possibile ricavare qualcosa di buono da una brutta storia di narcotraffico? La risposta, contro ogni previsione, è sì. I sequestri di droga nella continua lotta allo spaccio sono all’ordine del giorno ma forse qualcuno ricorderà quello avvenuto a Roma nel torrido agosto del 2012 a causa della sua particolarità. I finanzieri, insospettiti dal fortissimo odore di marijuana, scoprirono nella zona di Torpignattara, nei pressi della stazione Casilina, sotto i caveau (particolare che ha dell’incredibile) della Banca d’Italia, una serra enorme allestita all’interno di un tunnel, il cui accesso era in via degli Angeli e, ironia della sorte, incrociava via degli Oppii. La galleria era stata scavata ai tempi del fascismo (è nota come il tunnel del Duce) per il progetto di una metropolitana, poi abbandonato. Con il passare degli anni intorno sono sorti palazzi e abitazioni più o meno abusive e all’ingresso del tunnel, ora di proprietà della Metro spa, è stata realizzata una fungaia. Che però serviva a nascondere una produzione su scala industriale di “erba”, su una superficie di circa 7 ettari. I finanzieri sequestrarono 340 chili di droga e stimarono che i trafficanti ne potessero ricavare fino a 2-3 tonnellate l’anno. Un’opera di alta ingegneria chimica, biologica e idraulica: per dare un’idea, le lampade riproducevano l’alternanza del giorno e della notte e la temperatura quella delle stagioni. Una serra sofisticatissima, ad alta tecnologia. Si mosse addirittura la BBC per riprendere quella che fu considerata la più grande produzione di droga in una città europea.

Tra le apparecchiature utilizzate dai trafficanti c’era anche un enorme gruppo elettrogeno. Un impianto del valore di 50.000 euro che rischiava di finire in malora. Il motivo? Le dimensioni. Come recuperarlo? E’ qui che la storia prende una piega imprevedibile, per una circostanza casuale nello scenario della tragedia di Amatrice. “Mentre eravamo impegnati nei soccorsi alle popolazioni terremotate – racconta Marco Caffarelli, presidente del gruppo Civici Pompieri Volontari – abbiamo conosciuto un finanziere di stanza a Bologna che si trovava lì come volontario e poi si è iscritto alla nostra associazione. Lui era a conoscenza di quel generatore confiscato ai trafficanti di droga che stava marcendo sotto terra e ce ne ha parlato. Il problema era tirarlo fuori dalla galleria, perché ci passava di misura e poi bisognava tirarlo su oltre un ponte e caricarlo su un camion. Siccome pesa 4,5 tonnellate non era un gioco da ragazzi”.


In altre parole, serviva una gru: “Altre realtà come i vigili del fuoco e la Croce Rossa avevano rinunciato – spiega Caffarelli – Noi ci abbiamo creduto e ci siamo attivati”. Grazie alla Guardia di Finanza, è stata chiesta la necessaria autorizzazione alla Procura poi “un gruista – continua Caffarelli – ha accettato di operare a un prezzo praticamente di costo. Così ieri siamo riusciti a tirare fuori il gruppo elettrogeno che una volta sistemato (servono circa 3000 euro, ndr) sarà pronto per essere portato dovunque sia necessario”. L’impianto ha una potenza di 390 kw e può dare corrente a 130 appartamenti: facile immaginare quanto possa essere utile in situazioni di emergenza.