Un welfare di prossimità per la ripresa e la coesione sociale del Paese

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Colao ha evidenziato la necessità di un welfare di Prossimità, adesso il decreto rilancio lo rende operativo, Fondazione Ebbene lo mette in campo da otto anni. Criticità e punti di forza di quella che si profila una rivoluzione del welfare di prossimità, letta da chi il welfare di Prossimità lo sperimenta da tempo su tutto il territorio nazionale. Finalmente con il decreto rilancio si punta a misure di accompagnamento delle persone più fragili, nasce il welfare di prossimità. Il rischio che intravedo è che quello proposto sia un modello destinato a creare un nuovo servizio fornito dai Comuni, questo lo renderebbe già in partenza un fallimento.


Il welfare inclusivo e territoriale di prossimità, il modello che Fondazione Ebbene ha iniziato a sperimentare otto anni fa in Sicilia, trasformandolo in un progetto operativo che accompagna migliaia di persone verso l’autonomia, in questo periodo può e deve certamente diventare strumento per ridisegnare la ripresa e la coesione sociale di tutto il Paese.

È incoraggiante leggere che la proposta di rilancio per l’Italia si orienta nella direzione di un welfare trasformato, generativo ma soprattutto di Prossimità. Quello che cambierà il risultato sarà la logica con cui mettere in campo quella che appare come una riforma necessaria. Se quello che si immagina è un welfare di Prossimità il punto di partenza è la relazione che si crea tra le persone, quella che necessita di un accompagnamento e quella che questo accompagnamento lo sostiene. 


È proprio il progetto costruito intorno alle persone che farà la differenza, sconfiggendo quell’indifferenza che è la “cifra” della società in cui viviamo. Il rischio altrimenti è quello di incappare nello stesso vicolo cieco del RdC, un’azione istituzionale ed erogativa che non porta alla risoluzione del problema ma all’illusione di una povertà che diminuisce.

La partita si giocherà anche sulla territorialità e la strutturazione dei presidi come strutture comunali multiservizio di incontro, orientamento e intervento rivolti a individui, famiglie, anziani, gruppi di pari lascia qualche perplessità. Sul welfare inclusivo e territoriale di prossimità, le proposte elaborate dalla task force sono tutte orientate, infatti, verso la creazione di Presidi Multiservizi gestiti dai Comuni più grandi, che per funzionare non serve siano “comunali” bensì “comunitari”.

In questi 8 anni questi presidi, nell’esperienza della Fondazione Ebbene li abbiamo chiamati Centri di Prossimità, non stanno dentro i Comuni ma in effetti hanno funzionato come spazi di incontro tra le persone dove attivare percorsi di autonomia per chi ne ha necessità e mettere insieme, alla luce di un approccio multidimensionale, le opportunità del territorio. Il lavoro nei Centri ha garantito sostenibilità agli interventi di welfare, ottimizzazione delle risorse, ha prodotto tante storie di persone che sono riuscite a rialzarsi così come oggi deve fare il nostro Paese.

Ripresa e riforma del Paese passano dunque da qui, da un cambiamento sostanziale ma necessario di ruoli e dal riconoscimento del valore economico delle strutture e dell’apporto volontario che le organizzazioni del Terzo Settore e i presidi di cittadinanza attiva mettono in campo, oggi come domani. E se il Covid ci ha insegnato che il Paese ha bisogno delle energie delle comunità resilienti, non servono stampelle da attivare in emergenza ma punte avanzate di uno sviluppo basato su quell’economia circolare che rigenera le persone e con esse i luoghi.

Auspico che il decreto rilancio voglia una vera trasformazione e per questo serve il metodo fondato sulle 4A (Accoglienza, Ascolto, Accompagnamento, Autonomia) che in questi ha sperimentato la Fondazione Èbbene, la prima e unica Fondazione nazionale di Prossimità. Stima e fiducia sono le parole chiave della Prossimità, fondano la certezza che la persona, avendo la giusta dignità, può generare percorsi di bene comune. Nella logica della Prossimità, l’altro è il termine di paragone con cui confrontarsi, l’incrocio con le sue aspirazioni la guida, l’ecologia integrale il percorso. È una rivoluzione, ma se non ora, quando?

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