I leader dei 32 Paesi della Nato si riuniranno martedì e mercoledì ad Ankara per fare il punto sull’aumento della spesa per la difesa, rafforzare la cooperazione con l’industria militare e confermare un nuovo pacchetto di sostegno all’Ucraina, in un contesto segnato dalle pressioni degli Stati Uniti affinché gli alleati europei assumano maggiori responsabilità nella difesa del continente. “La Nato è e sarà sempre un’Alleanza transatlantica, dobbiamo riequilibrarla. In stretta collaborazione con gli Stati Uniti, gli alleati europei e il Canada stanno assumendo una maggiore responsabilità nella difesa convenzionale dell’Europa”, ha dichiarato nei giorni scorsi il segretario generale Mark Rutte.
Uno dei temi centrali del summit sarà la verifica dell’attuazione dell’impegno assunto lo scorso anno all’Aia di portare la spesa per la difesa al 5% del Pil entro il 2035, obiettivo su cui il presidente americano Donald Trump continua a esprimere dubbi, sostenendo che il percorso di alcuni alleati non sia credibile. Secondo i dati dell’Alleanza, tra il 2016 e il 2026 gli alleati europei e il Canada hanno aumentato la spesa per la difesa di 1.200 miliardi di dollari, mentre nel solo 2025 gli investimenti sono cresciuti di quasi il 20%, pari a 139 miliardi di dollari aggiuntivi. Ma l’obiettivo Nato del 5% nel 2035 è lontano, non solo a livello temporale.
L’Italia, dal canto suo, si è impegnata a mantenere una traiettoria di crescita, e Giorgia Meloni lo confermerà al summit di Ankara di martedì e mercoledì, dove si presenterà con le spese della difesa al 2,8% del Pil, con un aumento dello 0,71% garantito soprattutto dalle spese legate alla sicurezza interna, secondo quell’approccio multidominio su cui la premier insisterà. Secondo alcune fonti dell’esecutivo, gli impegni per il futuro potrebbero raggiungere il +0,3% nel 2027 e +0,6% nel 2028. L’aumento potrebbe valere complessivamente 17-18 miliardi di euro. Ma sono percentuali a geometrie variabili, precisano altre fonti nel governo, spiegando che si stanno valutando scenari per un aumento nel biennio o nel triennio. Le variabili non mancano, e l’ultima parola comunque spetterà a Meloni. La decisione è politica, e riguarda anche la redistribuzione delle spese tra capitoli prettamente di difesa e quelli legati alla sicurezza interna, che nell’ambito del 5% l’Alleanza Atlantica consente in una quota fino all’1,5%. Il tema è delicato, ancor più perché la maggioranza è di fatto entrata in una fase di lunga campagna elettorale e il tema spese militari è considerato impopolare. Non a caso i prestiti Safe non verranno richiesti almeno per il 2026, le riflessioni sul Purl (il sistema di acquisti di armamenti americani da girare all’Ucraina) sono congelate, e non sono in vista nuovi pacchetti di forniture militari a Kiev.
Il summit di Ankara sarà più breve dei precedenti. In nome dell’efficienza dei lavori, la Turchia padrona di casa ha limitato il programma dei leader a una cena ufficiale martedì sera a una sessione plenaria l’indomani mattina. I margini per le imprevedibilità di Donald Trump potrebbero così ridursi, così come anche le chance di incontri bilaterali. Uno con Meloni al momento non è in programma. Ma ogni contatto tra due sarà attenzionato dopo le tensioni di queste settimane.
Sullo sfondo c’è anche il ridimensionamento delle presenze americane in Europa. “Non vedo alcun cambiamento all’orizzonte”, ha detto l’ambasciatore Tilman J. Fertitta, riguardo a quelle nelle basi italiane. “Il vertice Nato di Ankara è stato costruito perché vada bene – ha spiegato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che sarà ad Ankara come quello degli Esteri Antonio Tajani -. Gli impegni saranno rispettati, ogni Paese si presenta avendo fatto un pezzo del percorso che aveva detto di voler fare. Per cui io non vedo problemi da questo punto di vista più di quelli che abbiamo avuto al vertice scorso. Poi cosa dirà o farà Trump lo vedremo. Questo sarà un vertice molto breve, penso si esaurirà in tre o quattro ore”.
Martedì sera il presidente turco Recep Tayyip Erdogan offrirà una cena di gala ai capi di Stato e di governo, mentre mercoledì si terrà la sessione di lavoro del Consiglio Nord Atlantico. L’attenzione sarà rivolta anche ai rapporti tra Trump e gli alleati europei, dopo che il presidente americano si è detto deluso per il mancato sostegno ricevuto durante il conflitto con l’Iran e ha rivelato di aver deciso di partecipare al vertice soltanto dopo essere stato convinto da Erdogan.

