Il vero significato della gloria cristiana

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:01
Foto da Pixabay

Nella quinta domenica di Quaresima prima dell’inizio della Settimana Santa, il ciclo delle letture dell‘anno B pone gli ascoltatori di fronte ad un estratto dell’ultima parte del Libro dei Segni (Gv 1,19 – 12, 50), prima sezione del Vangelo di Giovanni, che fa da introduzione alla seconda grande sezione giovannea: il Libro della Gloria (Gv 13, 1 – 21, 25).

Nel brano evangelico di oggi (Gv 12, 20 – 33), infatti, è proprio la gloria a dare la chiave di lettura  alla Parola domenicale. Colpito dalla richiesta del gruppo dei greci a Filippo , “Signore, vogliamo vedere Gesù” (v. 21), il Messia trae occasione per offrire ancora una volta il suo insegnamento nel quale il verbo “glorificare” viene ripetuto per ben quattro volte. In antitesi, però, alla logica umana, dove la gloria spesso si identifica con il successo e l’esaltazione mondana, Gesù, con l’immagine del chicco di grano presa in prestito dall’ambiente agreste, ne dà il vero significato: la glorificazione è disponibilità a donare la vita, come il seme che per germinare e portare poi frutto deve morire. Il Maestro, dunque, a conclusione della sua predicazione pubblica testimoniata dall’evangelista, perché poi da qui fino al momento dell’arresto e del processo (Gv 18, 12 e ss) l’insegnamento sarà offerto al solo gruppo dei discepoli, anticipa il dono totale di sé nell’innazalmento sulla croce, atto con il quale egli vuole attirare tutti a sé portando così a compimento l’opera d’amore del Padre: “Questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno” (Gv 6, 39). 

Ma il vangelo domenicale non dà solo la possibilità di contemplare l’opera di Dio in Cristo, bensì con l’inciso “se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore” (v.26) mostra la strada che ogni cristiano deve percorrere. Come infatti il Messia si dona all’umanità, mostrando la pienezza dell’amore di Dio, così il discepolo è chiamato a seguire da buon servo il suo Signore, diventando anch’esso chicco di grano in lui e con lui.

Inseriti nella vita in Cristo con il lavacro del battesimo, i figli di Dio assumono su di loro anche la stessa sorte del Figlio segnata dalla logica della gratuità dell’amore agapico, che tutto dona senza pretendere il contraccambio.

È questa la via della glorificazione del cristiano, come lo è stata per Gesù, affinché si abbia la vita vera. 

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.