Nel segno delle ceneri poste sul nostro capo, possiamo sentire “il peso di un mondo che brucia, di intere città disgregate dalla guerra”: così il Papa all’inizio del tempo santo della Quaresima. Ma oggi, Venerdì Santo, sembra ancora peggio di quaranta giorni fa: sembra davvero bruciare il mondo, e “a una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando” (Leone XIII, il 9 gennaio, al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede).
Al demone della guerra, che sembra ovunque vincente, i cristiani, in questo giorno, rispondono digiunando e, ancor più, contemplando l’icona della Croce. E’ il giorno della morte di Dio, e nemmeno osiamo celebrare l’Eucaristia: possiamo soltanto orientare lo sguardo e l’amore a Colui che hanno trafitto (cfr. Gv 19,37). Celebreremo la solenne liturgia della Passione del Signore e, forse, ci metteremo in cammino, seguendo la Croce. Anche nella mia Diocesi di Savona, in tanti, questa sera, porteranno per le strade della Città le Casse processionali – pezzi unici di grande bellezza – raffiguranti le stazioni della Via Crucis. Perchè, almeno per un giorno, vogliamo stare vicino all’Uomo dei dolori, e seguirlo. Almeno per un giorno, non vogliamo lasciarlo solo…
Soprattutto, ascolteremo le sue ultime parole, custodite dal vangelo di Giovanni: “Donna, ecco tuo figlio!, disse alla Madre; e al discepolo amato: “Ecco tua madre!”. E poco dopo: “Ho sete”. E infine: “E’ compiuto!”. Parole disarmate e disarmanti, parole che danno pace, l’esatto contrario delle parole violente dei signori della guerra. Perchè le parole di Gesù sono parole di non violenza e di perdono, anche per chi lo tradisce: nel giardino del tradimento, chiama Giuda col nome di “amico” (Mt 26,50) e invita Pietro – che lo rinnegherà poco dopo – a rimettere la spada nel fodero, perché “tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno” (Mt 26,52).
La storia degli uomini conferma drammaticamente la verità di queste parole di Gesù: perché le guerre di aggressione generano soltanto macerie e anche la logica della deterrenza armata si rivela fragile e senza futuro. Come scrivono i Vescovi italiani nel loro recente documento Educare a una pace disarmata, “la radicalità dell’annuncio evangelico va presa sul serio: la chiamata a essere operatori di pace deve farsi storia e vita delle comunità…Ce lo chiedono le tante vittime della guerra e della violenza…Ce lo chiede la terra, violata da una umanità in guerra”.
Per questo, almeno oggi, vogliamo stare vicino, in silenzio, all’Uomo dei dolori: per imparare la via della pace. Con le donne, vogliamo andare al sepolcro: lo troveremo vuoto! Potremo allora far nostre le parole di Sant’Efrem il siro: “Beato sei tu, sepolcro unico, poiché la Luce unigenita sorse in te. Dentro di te fu vinta la morte orgogliosa, che in te il Vivente morto ha cacciato via. Beato il tuo grembo nel quale fu chiusa quella bocca che tutto divora senza saziarsi. I vigilanti coronarono di bagliori la tua porta rallegrandosi per la nostra risurrezione”. E se avremo occhi per vedere nell’albero della Croce riconosceremo la Sorgente della vita!

