Urbanistica: ciò che manca oggi è una visione di insieme

Foto di yolvin pizan da Pixabay

A distanza di molti giorni dai fatti di Milano, colpisce più del clamore iniziale il silenzio che è
seguito. Nessun partito ha proposto di rivedere le norme urbanistiche. Nessuna istituzione ha avviato un’indagine per capire se quanto accaduto non sia solo un caso isolato, ma il sintomo di criticità più diffuse. Il rischio è che l’urgenza svanisca e che tutto torni com’era. Ma ciò che è accaduto ci riguarda da vicino: perché il modo in cui costruiamo le città racconta molto di come intendiamo vivere insieme. Nel corso degli anni, il legame tra urbanistica e partecipazione si è progressivamente indebolito. La politica ha spesso rinunciato al confronto pubblico, considerato lungo e complesso, preferendo un modello decisionale più tecnico, più rapido, ma anche meno trasparente.

Il trasferimento di poteri dai consigli comunali ai funzionari nominati dal Sindaco ha ridotto lo spazio per il dibattito e la visibilità dei processi decisionali. Così, le scelte che definiscono il volto delle nostre città si compiono in contesti ristretti. Accanto a questo, si è stratificato un sistema normativo frammentato e spesso emergenziale. Condoni, deroghe, decreti speciali hanno indebolito la funzione dei piani regolatori. Il Titolo V della Costituzione ha poi moltiplicato le normative regionali, con risultati disomogenei e difficoltà crescenti nella governance del territorio. Il quadro che ne deriva è complesso e, in molti casi, poco leggibile anche per gli addetti ai lavori. Ciò che manca oggi è una visione d’insieme. Nessuna forza politica ha posto al centro della propria agenda la necessità di una legge quadro urbanistica. Nessuna Regione ha promosso un percorso di riforma condiviso. Eppure la questione è tutt’altro che tecnica: riguarda l’equilibrio tra sviluppo e sostenibilità, tra diritti collettivi e interessi privati, tra qualità dell’ambiente urbano e coesione sociale.

Il rischio concreto è che, in assenza di interventi strutturali, le città si orientino sempre più verso modelli diseguali: quartieri esclusivi da un lato, periferie svantaggiate dall’altro, aree intermedie in progressivo impoverimento. Cresce il costo dell’abitare, aumentano le distanze dai servizi, si riduce l’accessibilità per chi ha meno. Senza regole chiare e senza un forte presidio democratico, l’urbanistica può diventare veicolo di esclusione. È tempo di invertire la rotta. Servono strumenti normativi semplici e coerenti, una regia nazionale capace di tenere insieme le specificità locali e una rinnovata fiducia nella partecipazione. Restituire centralità ai consigli comunali, rafforzare il dibattito pubblico, ricostruire un legame tra cittadini e istituzioni: questi sono gli elementi di una nuova stagione urbanistica. Non si tratta solo di regole, ma di visione del futuro.

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: