Per il quarantesimo anno consecutivo, il 27 e 28 settembre, i membri della Comunità Papa Giovanni XXIII scenderanno nelle piazze italiane con “Un Pasto al Giorno”. Un’iniziativa di importanza vitale perché permette all’associazione fondata dal Servo di Dio, don Oreste Benzi, di garantire “oltre 7 milioni e mezzo di pasti a chi ha fame di pane e dignità”. Ognuno deve poter avere il cibo necessario per poter vivere, lavorare. L’Apg23 incontra tantissime persone in tutto il mondo che letteralmente non hanno nulla da mangiare. Si tratta di una risposta vitale e fondamentale per contrastare la fame nel mondo e vede protagonisti tantissimi giovani, ma anche uomini e donne.
“Un Pasto al Giorno” è nato grazie all’intuizione di don Oreste Benzi. Era il 1985 quando Elisabetta Garuti, missionaria della Comunità Papa Giovanni XXIII in Zambia, confidò a don Oreste che con appena 10mila lire al mese si poteva garantire almeno un pasto al giorno a chi stava morendo di fame. E don Oreste, colpito da quella frase, ebbe l’intuizione di trasformare quelle parole in un progetto concreto e permanente. Nacque così ‘Un Pasto al Giorno’: prima come sostegno costante alle missioni della Comunità, poi – dal 2009 – come evento pubblico.
Il messaggio scelto per l’edizione 2025 è “Una tavola ci unisce: insieme contro la fame nel mondo“, ma non c’è nulla di vuoto o retorico in questo slogan perché la tavola, in questo caso, non rappresenta un simbolo di convivialità, ma un luogo ancora negato per milioni di persone. L’evento, infatti, nasce proprio per accendere i riflettori su chi un pasto non ce l’ha, su chi resta escluso da quel diritto fondamentale che spetta a ogni essere umano: nutrirsi.
L’iniziativa cade alla vigilia della Giornata Internazionale della Consapevolezza sulle Perdite e gli Sprechi Alimentari: un appuntamento molto importante, perchè è necessario essere consapevoli che mentre in una parte del mondo si muore di fame, dall’altra si spreca una quantità inimmaginabile di cibo. E’ importante educare, fin dalla più tenera età, a non sprecare, a risparmiare e a condividere con chi è meno fortunato. Bisogna insegnare ai bambini che su questo nostro pianeta c’è cibo a sufficienza per tutti se viene ridistribuito equamente. Questa Terra ci è stata donata da Dio, noi siamo inquilini, amministratori. Un buon amministratore tiene per sé lo stretto necessario, ma il resto lo restituisce, lo condivide soprattutto ai più poveri. La condivisione salverà il mondo.
In questi anni, abbiamo visto che sono tante le persone che decidono di compiere un gesto di solidarietà e partecipare all’iniziativa. Il cuore delle persone è buono. Bisogna esercitare la virtù della carità: si tratta di un atto di giustizia.

