Un disegno di bellezza e di giustizia

Immagine creata con Chatgtp

Il comportamento cristiano si manifesta nella vita quotidiana in ogni realtà umana: nel lavoro, nella famiglia, nel tempo libero. Noi cristiani dobbiamo essere impegnati ad evangelizzare il mondo del lavoro nello sviluppare il senso della solidarietà fra gli uomini che cercano un posto di lavoro e che lavorano, fra Nord e Sud del paese e del mondo, per contribuire a creare quella che il Papa chiama la civiltà dell’amore. Questa solidarietà trova il suo fondamento nell’Eucarestia mentre offriamo il pane e il vino “frutto della terra e del lavoro dell’uomo” perché diventino cibo e bevanda di salvezza, ci viene comunicata la forza dell’amore di Cristo e viene cementata la nostra comunione con Dio nostro Padre e con ogni persona umana che riconosciamo come nostro fratello e sorella.

La Parola di Dio ci fa riscoprire il senso del lavoro umano oggi alla luce del disegno di Dio. L’uomo attraverso il suo lavoro completa l’opera della creazione perfezionando secondo un disegno di bellezza e di giustizia il mondo delle cose e realizzando attraverso il lavoro la propria umanità. L’opera di Dio si conclude col riposo per cui anche nell’uomo il lavoro è finalizzato al riposo, alla festa, che deve trovare la sua espressione soprattutto la domenica Giorno del Signore. Il lavoro è un dovere e quindi anche un diritto. Ogni uomo ha diritto a lavorare e non veder umiliata la sua dignità per chiedere il lavoro come favore, come una merce da scambiare col servilismo. Il lavoro è anche un dovere per cui non bisogna sciupare i talenti che il Signore ci dona al servizio del prossimo e per la realizzazione del Regno di Dio che è un regno di giustizia, di pace e di amore. Tutti siamo invitati a mettere al di sopra di tutto la carità che è vincolo di perfezione. Il lavoro deve essere espressione di amore e di servizio generoso.

Nella nostra società persistono gravi forme di ingiustizie e di discriminazioni: si continua a privilegiare il forte, il ricco, il ben piazzato sia sul piano individuale che su quello di categoria. Si continua a dare di più a chi ha molto avuto continuando a chiedere nello stesso tempo a chi ha di meno, impegni gravosi spesso mal remunerati. Al di là della presunzione di chi si affida ad ideologie fuorvianti di stampo individualista o collettivista e della disperazione di chi pensa che non sia possibile di far nulla per rendere più umano il lavoro come fonte di autorealizzazione, di risorse e di beni da condividere per il bene comune, bisogna affrontare con coraggio la fatica del cambiamento del mondo per compiere in esso il disegno della creazione finalizzato alla destinazione comune dei beni. Dio vuole che l’uomo non sia considerato come una cosa, non sia umiliato e offeso dalla mancanza di lavoro o da un lavoro alienante che lo asservisce al profitto ad ogni costo, ma che ad ogni uomo sia riconosciuta la dignità e la libertà propria dei figli di Dio.

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