Un anno di sfide pastorali per il Magistero missionario

Papa
foto; Mallio-FalIcioni-

Il Magistero missionario da Francesco a Leone XIV. La pastorale non è un’applicazione di una “dottrina” gestita per i dottori della legge, che hanno le mani pure perché non toccano mai la gente, ma agiscono soltanto con le idee chiare e distinte di Cartesio, mentre i pastori se le sporcano. Prima Jorge Mario Bergoglio poi Robert Francis Prevost hanno mostrato come i vescovi devono essere esperti in umanità, cioè in conoscenza delle concrete situazioni esistenziali nelle quali vive oggi la gente. Tornando dal viaggio apostolico in Turchia e Libano, papa Leone XIV ha risposto alla richiesta che un giornalista tedesco gli aveva rivolto alcuni giorni prima, circa un libro da leggere “per capire chi è Prevost“, oltre alle opere di sant’Agostino. “Ce ne sono tanti, ma uno di questi è un libro che si chiama ‘La pratica della presenza di Dio‘. È un libro davvero semplice, di qualcuno che non firma neanche con il suo cognome, fratel Lawrence, scritto molti anni fa. Ma descrive un tipo di preghiera e spiritualità con cui uno semplicemente dona la sua vita al Signore e permette al Signore di guidarlo”, ha sottolineato Leone XIV. L’autore del testo, evidenzia Avvenire, è un fratello converso, ossia religioso non sacerdote, dell’ordine dei Carmelitani Scalzi.  Pur non avendo di fatto la causa di beatificazione in corso, fra Lorenzo delle Risurrezione è annoverato tra i venerabili dei Carmelitani Scalzi. Il suo insegnamento lo rende un maestro per tanti, anche per Leone XIV.

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Papa Francesco durante l’udienza con le superiore e delegate delle Carmelitane scalze. Foto: Vatican Media

Già durante il pontificato di Francesco qualcuno ha cercato di riproporre vecchie categorie per definire i pastori: “conservatori” e “progressisti”. Ma è “una distinzione inutile”, chiarisce padre Antonio Spadaro, già direttore della rivista La Civiltà Cattolica e attuale sotto-segretario del Dicastero vaticano per la cultura e l’educazione. Fuorviante è anche la distinzione tra “seguaci” della dottrina e “adattatori” della dottrina. L’incarnazione, infatti, testimonia che la dottrina astratta, intesa come corpus di nozioni, non salva se non è rivolta a un popolo, a persone. La vera distinzione è tra “ideologi” e “pastori”. Essere pastore significa non solamente confermare nella dottrina, ma anche accompagnare le persone nel loro cammino, anche in cammini bui. “Consiste nel decifrare la notte contenuta nella fuga di tanti fratelli e sorelle da Gerusalemme“, puntualizza padre Spadaro. Il pastore deve stare dunque vicino alle pecore, avere l’odore delle pecore, come disse Francesco in uno dei suoi primi interventi.

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I giovani del Giubileo (foto: CEI)

Aprendo i lavori della 68ª assemblea generale della Cei Jorge Mario Bergoglio aveva chiesto ai presuli di essere non “piloti”, ma veri “pastori”. Più volte il Pontefice arrivato “quasi dalla fine del mondo” aveva fatto appello ad essere “vescovi pastori, non prìncipi”. Usando immagini che erano già sue sin da quando reggeva la sua precedente diocesi, quella di Buenos Aires. Il volume scritto dal gesuita Diego Fares, “Il profumo del pastore”, papa Bergoglio aveva donato a tutti padri sinodali, ha come proprio l’obiettivo quello di entrare nel cuore dell’azione episcopale e nella “mens” profonda del Magistero missionario sulla figura del vescovo. Padre Fares, scomparso nel 2022, non era solo uno studioso, ma una persona che frequentava Jorge Mario Bergoglio da quarant’anni. Si era assunto il compito di spiegare al lettore chi fosse il vescovo nella visione di Francesco. Ed è stato lui che, sul tema dei vescovi pastori ha ricordato un episodio illuminante. Jorge Mario Bergoglio, da rettore dello scolasticato dei gesuiti in formazione, stava aiutando una pecora a partorire. La pecora aveva rifiutato un agnellino dei tre che aveva partorito. Bergoglio chiese a uno studente di prendere l’agnello in camera sua per allattarlo e custodirlo. Questo giovane gesuita puzzava di odore di pecora e l’agnello lo seguiva per tutta la casa, fino in chiesa e nelle aule. “Se tu la custodisci, la pecora ti segue”, commentò
padre Bergoglio.

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