“Solo la pace è santa. Basta guerre con i loro cumuli di morti”, avverte Leone XIV. Alla preghiera per la pace al Colosseo il Papa ha citato il venerabile Giorgio La Pira che a San Paolo VI scriveva: “Ci vuole una storia diversa del mondo. La storia dell’età negoziale, la storia di un mondo nuovo senza guerra. La cultura della riconciliazione vincerà l’attuale globalizzazione dell’impotenza, che sembra dirci che un’altra storia è impossibile”. Invece, evidenzia il Pontefice, “il dialogo, il negoziato, la cooperazione possono affrontare e risolvere le tensioni che si aprono nelle situazioni conflittuali. Devono farlo! Esistono le sedi e le persone per farlo”. Quindi “mettere fine alla guerra è dovere improrogabile di tutti i responsabili politici di fronte a Dio. La pace è la priorità di ogni politica. Dio chiederà conto a chi non ha cercato la pace o ha fomentato le tensioni e i conflitti, di tutti i giorni, i mesi, gli anni di guerra”. Per questo Robert Francis Prevost e i leader religiosi hanno rivolto ai governanti un appello. “Ci facciamo voce di chi non è ascoltato e non ha voce. Bisogna osare la pace!- esorta Leone XIV-. E se il mondo fosse sordo a questo appello, siamo certi che Dio ascolterà la nostra preghiera e il lamento di tanti sofferenti. Perché Dio vuole un mondo senza guerra”.

Sessanta anni fa avvenne lo storico scambio di lettere tra le Conferenze episcopali polacca e tedesca. Nel pieno della Guerra Fredda, appena 20 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, i vescovi polacchi tesero una mano di riconciliazione ai loro omologhi tedeschi. L’occasione fu l’invito ai vescovi tedeschi alla celebrazione del millennio della cristianizzazione della Polonia nel 1966. Questa lettera conteneva le indimenticabili parole: “perdoniamo e chiediamo perdono”. I vescovi polacchi e tedeschi, riferisce Vatican news, hanno celebrato insieme l’anniversario a Breslavia. Città in cui la storia di entrambi i popoli è strettamente intrecciata. Breslavia fu la sede episcopale del cardinale Bolesław Kominek, venerato come principale autore della lettera. La prima missiva inviata dai vescovi polacchi rappresenta una straordinaria testimonianza della volontà delle nazioni di riconciliarsi. Di fronte alla devastazione della guerra. Il conflitto di annientamento tedesco contro la Polonia. Le espulsioni prima dei polacchi, poi dei tedeschi.

Ricorre il 60° anniversario dello storico epistolario. La Conferenza episcopale tedesca rispose con gratitudine al gesto coraggioso dei vescovi polacchi. I quali, nel Paese comunista, dovettero pagare un prezzo considerevole tra repressioni e limitazioni nel loro apostolato. I prelati tedeschi espressero la speranza che “mai più lo spirito malvagio dell’odio separi le nostre mani”. A Breslavia l’evento è stato commemorato con una serie di celebrazioni e atti pubblici. Presso il monumento al cardinale Bolesław Kominek sono state deposte corone di fiori. L’arcivescovo di Breslavia, monsignor Józef Kupny, e monsignor Georg Bätzing, vescovo del Limburgo e presidente della Conferenza episcopale tedesca, hanno pronunciato dei discorsi ufficiali. Successivamente, nella cattedrale di San Giovanni Battista è stata celebrata una messa solenne di ringraziamento, presieduta da monsignor Tadeusz Wojda, presidente della Conferenza episcopale polacca. Con l’omelia di mons. Georg Bätzing. Al termine della funzione, è stata firmata e pubblicata una dichiarazione congiunta dei presidenti degli episcopati. La giornata di commemorazione è terminata con un servizio di preghiera con i fratelli di Taizé nella chiesa di Santa Maria sulla Sabbia a Breslavia.

Negli anni in cui è stato priore generale dell’ordine di sant’Agostino, dal 2001 al 2013, papa Leone ha avuto una conoscenza diretta e un’informazione accurata su quanto accade in numerosi Paesi nel mondo. Questa esperienza si ritrova nel discorso tenuto durante l’incontro con il Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Quando, sottolinea Aggiornamenti Sociali, ha indicato un trittico di parole, di cui la prima è proprio pace (le altre due sono giustizia e verità), che sono alla base dell’azione missionaria della Chiesa e del suo lavoro diplomatico. Ma, precisa Giuseppe Riggio, l’esperienza maturata nel suo itinerario personale, che lo ha visto membro e responsabile di varie comunità e istituzioni (innanzi tutto l’ordine agostiniano, poi la diocesi di Chiclayo in Perù, infine il Dicastero per i vescovi di cui è stato prefetto dal 2023), emerge anche nel modo in cui papa Leone concepisce la pace. Non può essere una semplice tregua, un momento di riposo tra una contesa e l’altra, poiché, per quanto ci si sforzi, le tensioni sono sempre presenti.. In altre parole, la dimensione conflittuale costituisce un elemento fisiologico di ogni convivenza umana a qualsiasi livello, da quello più ristretto costituito dalla famiglia o dalla cerchia amicale fino a quello più ampio e istituzionalizzato dei rapporti fra Stati. Leone XIV ripropone un’intuizione più volte formulata dai suoi predecessori. Disarmarsi è uno dei modi fondamentali per spendersi per la pace.

