Ukraine Recovery: l’obiettivo della quarta Conferenza

Foto © Imagoeconomica via president.gov

Come ricostruire l’Ucraina. Ma, soprattutto, quando farlo e con quali strumenti. In estrema sintesi sembra essere questo l’obiettivo della quarta Conferenza internazionale dell’Ukraine Recovery Conference, in programma a Roma oggi e domani, nella cornice del centro congressi La Nuvola dell’Eur. Circa 3.500 partecipanti, oltre 100 delegazioni ufficiali, 40 organizzazioni internazionali, 2.000 aziende (di cui circa 500 italiane), centinaia di rappresentanti delle autonomie locali e della società civile, un Recovery Forum e un segmento dedicato alle aziende.

L’obiettivo è quello di proseguire nella mobilitazione dei governi, del settore privato, delle istituzioni finanziarie internazionali, delle comunità locali e della società civile per la ripresa di Kiev quando finirà la guerra la guerra con la Russia. Stando al protocollo reso noto, dopo il saluto del vice premier, Antonio Tajani, ci sarà la sessione plenaria aperta dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, Ursula von der Leyen e Volodymyr Zelensky.

Prenderanno la parola tra gli altri, oltre alla first lady ucraina Olena Zelenska, anche il Cancelliere tedesco Friedrich Merz (la Germania è il Paese organizzatore della precedente edizione) e il primo ministro polacco Donald Tusk (la Polonia organizzerà la prossima edizione) che, nel pomeriggio si collegheranno con Emmanuel Macron e Keir Starmer per una call del gruppo dei “volenterosi” con gli ospiti del summit di Roma.

E poi c’è l’altro vertice, complementare a quello di Roma. Il 10 luglio, dalla base di Northwood, in Gran Bretagna, Starmer e Macron riuniranno in call i 30 Paesi “Volenterosi” (nati a febbraio con l’obiettivo di strutturare una forza di peacekeepers dopo il cessate il fuoco), collegandosi con Giorgia Meloni e Merz a Roma. Zelensky parteciperà a entrambi gli eventi. Nella videoconferenza del 10 luglio, fa sapere l’Eliseo, si discuterà “su come mantenere seriamente la capacità di combattimento dell’Ucraina” e garantire la “rigenerazione dell’esercito ucraino”.

Presentando l’evento, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha ribadito come “l’assistenza militare all’Ucraina deve procedere di pari passo con la cooperazione in ambito civile. Per questo, abbiamo voluto fare dell’impegno per la ricostruzione una cifra fondamentale della nostra azione. Aiuteremo l’Ucraina nella ricostruzione, contribuendo al suo programma di riforme e al suo percorso di adesione all’Unione europea. Stiamo registrando un forte interesse e ci aspettiamo la presenza attiva di numerose imprese. Lavoreremo affinché la Conferenza di Roma possa essere un trampolino di lancio per la pace, anche attraverso maggiori investimenti nel Paese”.

La scelta, forte nella sua convinzione, del governo Meloni di tenere nella capitale italiana la conferenza sull’Ucraina rappresenta la cartina di tornasole dell’impegno costante che Palazzo Chigi ha profuso in questi lunghi anni di guerra, assieme alla consapevolezza che una riflessione a più cervelli sulla fase due, ovvero quando cesseranno le armi, vada programmata con netto anticipo. In questo senso la quarta Conferenza per la ripresa dell’Ucraina si inserisce perfettamente in questa logica, impilandosi perfettamente nella serie annuale di eventi politici di alto livello dedicati alla rapida ripresa e alla ricostruzione a lungo termine dell’Ucraina, dove spiccherà il ruolo delle imprese italiane accanto alla necessità di una rete di protezione e sicurezza.

D’altro canto non si può non notare il fatto che la strategia del governo Meloni, in questo senso, segua la logica della doppia matrice: da un lato Roma prosegue nel suo sostegno all’Ucraina con una parallela pressione sulla Russia. Dall’altro l’obiettivo è quello di raggiungere un immediato cessate il fuoco “che fermi i combattimenti e lasci il campo alla diplomazia”.

In questo senso il ragionamento più volte fatto dal premier poggia sulla convinzione che vada elogiato il Paese invaso dalla Russia. “Credo che sia evidente a tutti l’impegno dell’Ucraina a favore della pace e la Russia deve ora dimostrare di volersi seriamente impegnare al tavolo negoziale”. Per questa ragione il governo italiano sostiene convintamente il nuovo pacchetto di sanzioni dell’Unione europea contro Mosca.

A fronte di questo quadro d’insieme l’unico vero rischio del vertice romano, presente in quinta ma non sulla scena, è quello di finire con l’assistere ad un evento particolarmente significativo sul piano politico, ma dal valore sostanziale relativo. I nodi non sciolti sono molteplici. Il conflitto è ancora in corso e non ha una “data di scadenza”. Difficile, poi, fare riferimento a un’entità territoriale ben precisa oggetto del piano di ricostruzione, permanendo l’incognita del rientro degli ucraini rifugiatisi fuori dai confini, e attrarre gli indispensabili investimenti privati si sta rivelando più complesso del previsto. Ma su questo, forse, avremo delle risposte. O, almeno delle indicazioni, chiare.

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