Ucraina-Russia: il punto dopo il vertice di Washington

Non c’è molto da dire, se non che la confusione regna sotto il solleone di Washington. Si voleva una nuova certificazione del pessimo stato delle relazioni internazionali, dove la minaccia dell’uso della potenza militare è direttamente proporzionale all’uso di parole svuotate di reale significato? Siamo accontentati. I potenti della Terra (tutti meno un paio) riuniti alla Casa Bianca per trovare la soluzione ad una guerra che destabilizza il quadro mondiale partoriscono un topolino, oppure il nulla, direttamente. Oggi la questione ucraina è esattamente al punto in cui era pochi giorni fa: non giriamoci intorno, tanto rumore per nulla.

Trump doveva forzare la mano a Zelensky, dopo il vertice di Anchorage, invece dà l’impressione di avergli dato quasi ragione. Poi promette un vertice a tre, salvo poi dire che sarà a due perchè proprio lui, l’uomo che si pone come l’onesto sensale di Bismark, rinuncerebbe ad andare. Andare dove? A Ginevra, a Rima o a Mosca? Per decidere cosa? Chi lo sa, vedremo. In futuro tutto sarà chiaro e tutto andrà a posto, in tempo per la cerimonia del Nobel. Auguri.

Zelensky qualcosa lo ha guadagnato: un po’ di tempo, e in certi frangenti anche una settimana è vita. Ha fatto la mossa di cedere sulle elezioni dopo la fine delle ostilità, in realtà ha promesso l’ovvio. Doveva sparire dalla scena, resterà. Per quanto tempo non lo sappiamo, ma siccome non lo sa nessuno ci sentiamo meno inadeguati. Non che sia una gran consolazione.

Al Cremlino ostentano sicurezza e soddisfazione. Grandi abbastanza come siamo per ricordarci molto bene degli euromissili, questo film possiamo dire di averlo già visto. Mai crederci quando un russo fa la faccia troppo sicura, il bluff è sempre dietro l’angolo. Siamo tra quelli che ritengono sopravvalutata la tenuta dell’economia di guerra russa. Ci possiamo sbagliare, certo. Ma le economie di guerra questo hanno: sembrano granitiche fino ad un attimo dopo il crollo.

Da ultimo, l’Europa. Che quelli andati alla Casa Bianca fossero i Magnifici sette oppure i Sette Nani ce lo dirà il futuro. Intanto, andati a impedire che Zelensky fosse bullizzato come a febbraio, qualche cosa lo hanno ottenuto. Il punto però non è questo. Il punto è che questo vertice di Washington ha dato l’ennesima prova che il vecchio ordine mondiale non funziona più, ed è finito in mani inadeguate. La cosa spaventa, la cosa affascina. Nuove opportunità si aprono per chi le saprà cogliere.

Non sfugga un particolare: non passa giorno senza che il Cremlino non attacchi l’Europa con calunnie e con minacce. Si pensi solo a cosa è stato scritto recentemente anche di Sergio Mattarella. Ai tempi degli euromissili il Vecchio Continente era ridotto a terreno dello scontro, con gli alleati della Nato chiamati casomai a dire di sì al dispiegamento dei Cruise. Quanto ai membri del Patto di Varsavia, non c’era nemmeno bisogno di informarli. Oggi la musica è diversa e se una superpotenza ti minaccia mentre l’altra si gloria di umiliarti a suon di dazi vuol dire che, in fondo, l’una e l’altra sono costrette a guardarti con occhi ben diversi. Si colga allora l’occasione, si proceda con il grande sogno degasperiano dell’esercito comune. Si riprenda il destino nelle proprie mani. Coscienti del proprio passato, si divenga asse della stabilità internazionale. Avanti Europa, sei stata grande. È ora di tornare ad esserlo.

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