Ucraina, cosa c’è sul tavolo del vertice di Berlino

Lunedì a Berlino le potenze europee si ritroveranno per affrontare il dossier ucraino insieme al presidente Volodymyr Zelensky. E l’Italia, con Giorgia Meloni, si appresta a essere della partita. “Vogliamo una pace duratura in Ucraina. Abbiamo di fronte questioni difficili, ma siamo determinati ad andare avanti”. E’ quanto ha scritto su X Friedrich Merz, pubblicando un video in cui si vede il cancelliere tedesco accogliere alla cancelleria Volodymyr Zelensky, l’inviato speciale di Donald Trump Steve Witkoff e il genero del presidente Jared Kushner, insieme al resto delle delegazioni ucraina e americana. “Gli interessi ucraini sono anche interessi europei”, conclude Merz.

Si tornerà a discutere lunedì a Berlino dell’ipotesi che l’Unione europea possa utilizzare i beni russi congelati per sostenere Kiev. Un tema che sarà centrale anche al Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre a Bruxelles, quando i Ventisette dovranno decidere se usare quegli asset come garanzia per nuovi finanziamenti a supporto dell’Ucraina. Venerdì scorso l’Unione europea ha deciso il congelamento a tempo indeterminato degli asset russi. Sarebbe, quindi, meno complicato il prestito all’Ucraina, basato su quei beni. “In questo modo si garantisce”, spiega l’Alta rappresentante Kaja Kallas, che “fino a 210 miliardi di euro di fondi russi rimangano sul suolo dell’Ue, a meno che la Russia non paghi integralmente i risarcimenti all’Ucraina per i danni causati”. La decisione del Consiglio Ue è stato definito un chiaro segnale, “un messaggio forte all’Ucraina”, dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per “assicurarci che il nostro coraggioso vicino diventi ancora più forte sia sul campo di battaglia” che “al tavolo dei negoziati”.

“C’è una chance importante”, sottolinea il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, preparandosi al vertice chiave di Berlino, appuntamento cruciale nella strada dei negoziati per porre fine alla guerra con la Russia. In Germania, i rappresentanti di Kiev incontrano i partner occidentali. Ieri l’incontro tra il presidente ucraino Voldymyr Zelensky e gli inviati di Trump Steve Witkoff e Jared Kushner, i colloqui proseguono oggi. Il dialogo con Washington è fondamentale per arrivare ad un’intesa che possa portare alla fine del conflitto. Il piano inizialmente elaborato dalla Casa Bianca è stato emendato dall’Ucraina e inviato nuovamente agli Stati Uniti: i nodi principali sono rappresentati dalla questione territoriale – con il Donbass reclamato da Vladimir Putin – e dalle garanzie di sicurezza che Kiev chiede nello scenario post-guerra. Volodymyr Zelensky ha dichiarato di essere pronto a rinunciare alla richiesta di adesione alla Nato in cambio di garanzie di sicurezza da parte degli Stati Uniti e dell’Europa, riporta il Financial Times.

Alla luce di questi elementi il ruolo dell’Italia torna ad essere centrale. Come ribadito da Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, la Coesione e il Pnrr, “uno degli elementi qualificanti e qualificati di quello che potrebbe essere un piano di pace, nasce proprio da una nostra proposta di qualche mese fa: allargare le tutele dell’articolo 5 all’Ucraina , che permette agli Stati della Nato, Usa compresi, di intervenire in caso di attacco. E lo stesso Zelensky”, aggiunge l’esponente del governo Meloni, “ha dato atto alla nostra premier di un lavoro, a favore del suo Paese, straordinario. Non solo: 5 mesi fa abbiamo ospitato la conferenza internazionale per la ricostruzione dell’Ucraina, passaggio fondamentale per oggi e domani”.

“Gli aiuti”, prosegue Foti, “non servono a continuare la guerra, ma a favorire il processo di pace, e perché alla pace si arriva davvero bisogna essere in due: finora non vediamo grande disponibilità della Russia, per usare un eufemismo: lanciano 1.200 missili in un giorno con il tentativo di colpire il 90% obiettivi dei civili. L’Europa non può permettersi di avere ai confini situazioni di totale instabilità tali da far temere ciò che ha ipotizzato il segretario generale della Nato, ovvero che esiste fondato il timore di attacchi russi in Europa”. “Ed è bene”, conclude il ministro,” se si accelera il percorso, perché l’ Ucraina entri a far parte della Ue, anche se ora logicamente i parametri non sono tutti rispettati a causa della guerra. Come è necessario che Europa e Usa restino uniti, senza strappi“.

Dal primo giorno siamo stati al fianco del popolo ucraino che combatte contro il neo-imperialismo di stampo sovietico della Russia, perché nessuno qui ha nostalgia dell’Unione Sovietica che ha calpestato mezza Europa per mezzo secolo. E per questo noi continueremo a farlo per senso di giustizia, ma soprattutto per difendere il nostro interesse nazionale e la nostra sicurezza”, ha sostentuto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo alla giornata di chiusura di Atreju, la kermesse di FdI, a Roma. “Oggi come ieri la pace non si costruisce con le canzoni di John Lennon, si costruisce con la deterrenza”, ha aggiunto la premier. “Allarme per il disimpegno di Trump? Buongiorno Europa, tocca a noi. La libertà ha un prezzo, sempre preferito una costosa libertà a una costosissima e apparentemente comoda servitù”, ha detto ancora Meloni. Il solco entro il quale si muove l’Italia sembra essere più chiaro che mai…

ARTICOLI CORRELATI

AUTORE

ARTICOLI DI ALTRI AUTORI

Ricevi sempre le ultime notizie

Ricevi comodamente e senza costi tutte le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Stay Connected

Seguici sui nostri social !

Scrivi a In Terris

Per inviare un messaggio al direttore o scrivere un tuo articolo: