Triduo Pasquale: l’annuncio che fa riavere il mondo

Foto © Vatican News

Sarà poco episcopale, ma il primo ricordo che associo alla parola “Pasqua”, sono le mattine luminose dei primi giorni d’aprile a Firenze, piene del garrito delle rondini, quando non sai se è quella luce che fa risaltare le geometrie misurate dei palazzi e delle chiese, e se sono i profili netti della città che fanno sentire così particolare l’azzurro del cielo, che ne amplifica la bellezza struggente.

Poi, il secondo ricordo: mi ritrovo nel convento di San Marco, davanti alla tavola della “Deposizione di Gesù” del Beato Angelico, quando Mario, il mio amico filosofo sedicente ateo, esclama: “Ma i colori di questo quadro non sono colori di morte, ma di resurrezione! Mi fanno tornare a mente – dice, facendomi commuovere – quelle lontane mattine di Pasqua, quando, al suono festoso delle campane, mia nonna mi mandava in chiesa a benedire le uova”. Quanta ragione aveva Mario, perché, per noi cristiani, i tre giorni della Pasqua attraversano la morte con l’aurora della risurrezione. Nell’intimità drammatica dell’ultima cena, in cui Gesù ci ha donato se stesso per sempre, nella notte angosciosa del Getzemani, nello smarrimento della passione, nell’annientamento della croce, pulsa la certezza della risurrezione. E noi che, come Pietro in quegli ultimi momenti, sbagliamo tutto e ogni giorno lo rinneghiamo, nello stesso tempo siamo le tre Marie, siamo la Maddalena, testimoni, nel loro amore più forte della morte, della risurrezione di Gesù.

Per questo ogni giorno è la mattina di Pasqua e tutte le notti di questo mondo in tempesta non possono toglierci dagli occhi e dal cuore, dalle mani che creano e abbracciano, la certezza della vittoria sul male e sulla morte, accaduta una volta, per riaccadere qui e ora.

Per questo l’Angelico dipingeva la morte con i colori della vita e noi, popolo cristiano, con “ingenua baldanza”, come disse una volta don Giussani, invasi dalla luce presente, nuova, della risurrezione di Gesù, siamo chiamati a un compito immenso: sostenere la speranza del mondo, costruendo insieme la Chiesa, per poter chiamare ogni persona con cui condividiamo il cammino della vita (che così spesso diventa “via crucis”) a scoprire in essa l’amore di Cristo, offerto a tutti. “Venite e vedete”.

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