L’autunno che attende le famiglie italiane, sul fronte dei consumi, si prospetta negativo. I dati diffusi recentemente dall’Istat confermano ciò che denunciamo da mesi: i prezzi, in particolare nel settore agroalimentare, continuano a crescere oltre ogni ragionevole aspettativa. I nostri ultimi controlli effettuati nei mercati e nei supermercati hanno purtroppo registrato nuovi aumenti. Questi rincari, però, non trovano una giustificazione reale. A livello internazionale, infatti, i costi delle materie prime stanno calando. Lo stesso petrolio, ormai ben sotto i 70 dollari al barile, sta contribuendo a far scendere i prezzi dei trasporti. Non ci sono, dunque, motivi concreti per cui i prezzi continuino ad aumentare invece di diminuire. Ci preoccupano inoltre due tendenze molto chiare: da una parte, la diminuzione dei consumi, dall’altra, una produzione industriale in calo da almeno due anni. Questi sono segnali inequivocabili di un’economia che non funziona.
Di fronte a questa situazione, è urgente intervenire. La prima cosa da fare è sostenere il potere d’acquisto delle famiglie. È inaccettabile che salari e stipendi siano ancora fermi. Occorre rinnovare i contratti di lavoro e garantire che i trattamenti pensionistici siano rivalutati almeno in linea con l’inflazione. Se il potere d’acquisto continua a erodersi, la situazione economica non potrà che peggiorare. In secondo luogo, bisogna accelerare sugli investimenti. Il Pnrr mette a disposizione risorse importanti, ma serve sbloccare e portare avanti i progetti in tempi rapidi. L’obiettivo deve essere creare lavoro dignitoso, non occupazione precaria e mal retribuita. In un contesto così difficile, è tempo anche di adottare strumenti già sperimentati con successo in altri Paesi europei, come l’introduzione di un salario minimo legale. Una soglia di almeno 9 euro l’ora garantirebbe maggiore dignità al lavoro, aiuterebbe a contrastare il lavoro nero e rafforzerebbe il potere d’acquisto di migliaia di giovani e lavoratori precari.
Infine, serve un sistema fiscale più equo. Non parlo da fan delle tasse, ma è necessario un contributo maggiore da parte di chi, in questa fase, sta accumulando enormi profitti. Penso ai grandi gruppi assicurativi, bancari, energetici, che oggi realizzano utili miliardari spesso ben oltre ogni necessità di reinvestimento. Serve una tassazione più giusta, che chieda di più a chi ha di più, per ridurre le disuguaglianze e finanziare misure che rilancino davvero l’economia. Non si tratta di slogan, ma di scelte concrete. Perché solo restituendo valore al lavoro e dignità alle persone potremo costruire un futuro più giusto e sostenibile per il nostro Paese.

