Il sollievo è scuola di umanità e civiltà

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Non sempre è possibile guarire chi è malato. E’ invece sempre possibile prendersi cura del suo sollievo. Anche con un semplice gesto che lo faccia sentire partecipe della comunità e mai abbandonato e solo. La Giornata nazionale del sollievo richiama l’attenzione sull’importanza delle cure palliative, cioè di quell’insieme di cure, non solo farmacologiche, volte a migliorare il più possibile la qualità della vita sia del malato in fase terminale che della sua famiglia.

Convegni in Vaticano e interventi del Papa hanno affrontato la questione di ciò che è concretamente possibile fare per portare sollievo a chi è nella prova del dolore. Una riflessione che è un antidoto ai veleni della deriva eutanasica.  Al “sollievo della sofferenza” è intitolato l’ospedale edificato da Padre Pio a San Giovanni Rotondo. E il sollievo è la rappresentazione più efficace di quanto la misericordia attui e completi il messaggio evangelico. Un percorso per andare incontro ad ogni uomo là dove vive: nella sua città, nella sua casa, in un letto d’ospedale. Dovunque c’è una persona, là la Chiesa è chiamata a raggiungerla per portare il sostegno del Vangelo, la misericordia, la vicinanza del Padre ai suoi figli.

Con il memorabile “discorso alla luna” San Giovanni XXIII aprì il Concilio Vaticano II descrivendo la Chiesa come Sposa di Cristo intenta a usare la medicina della misericordia per soccorrere le necessità dell’uomo. Significativamente, Francesco ha voluto che il 50° anniversario del Concilio coincidesse con l’inaugurazione del Giubileo straordinario dedicato proprio alla misericordia. Sicché, tra storia e attualità, la Chiesa si impegna a rapportarsi al mondo con lo stesso sguardo misericordioso di Dio. Ne deriva la continua testimonianza pontificia di una fede autentica (da incarnare), capace di toccare il vissuto dei sofferenti, degli “scartati” della terra e dell’economia.

Per manifestarsi come un “Papa buono”, era necessario per san Giovanni XXIII, essere un uomo misericordioso. Di conseguenza, per essere un “Papa misericordioso” Francesco si dimostra un uomo buono. “Il malato è sempre più importante della sua malattia – afferma Jorge Mario Bergoglio-. Anche quando non è possibile guarire, sempre è possibile curare, sempre è possibile consolare, sempre è possibile far sentire una vicinanza che mostra interesse alla persona prima che alla sua patologia”. Abbandonare chi soffre o accelerarne la morte è l’opposto della misericordia.

Da tempo si parla di tramonto dell’Occidente, trovando fin nella radice del termine Occidente (da “occasus”, tramonto, appunto) il destino di una civiltà in cui la realtà appare ancora più estenuata dal disumano relativismo etico dell’eutanasia e del testamento biologico. Ciò evidenzia la pericolosa caduta d’interesse per la morale naturale, con il conseguente tramonto di punti di riferimento stabili e duraturi.

Il sollievo è scuola di umanità e civiltà. Può essere raggiunto attraverso farmaci e terapie ma anche con una cura umana fondata su attenzione, tenerezza, vicinanza, sostegno e amore. Una testimonianza tanto più significativa nell’odierno contesto culturale che mette nelle mani dell’essere umano strumenti inediti ed apre situazioni, per quanto concerne il potere tecno-scientifico, di manipolazione e dominio sull’ecosistema e perfino sull’essere umano. Il sollievo, invece, è affrancamento dal dolore fisico o da altri sintomi. E alla base ha il rispetto e la centralità della persona.

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