Lunedì 8 settembre è stato un giorno nero per il mondo del lavoro. Quattro lavoratori sono morti e tre sono rimasti gravemente feriti. In provincia di Catania un operaio di 53 anni è morto cadendo dal tetto di un capannone e a Torino un operaio di 69 anni è precipitato con il cestello di una gru da oltre 12 metri. Le altre due vittime hanno perso la vita sul luogo di lavoro, a Roma un lavoratore 47enne è morto sulle banchine del Tevere schiacciato dal muletto e a Monza un operaio di 48 anni mentre lavorava sul tornio sarebbe stato colpito alla testa dallo scatto di una leva. Ai quattro lavoratori deceduti si aggiungono purtroppo tre feriti gravi, a Novara, a Monfalcone e a Desio. I dati recentemente diffusi dall’Inail per il periodo gennaio-luglio 2025 evidenziano luci e ombre sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro. Mentre gli infortuni avvenuti durante l’attività lavorativa mostrano un lieve calo (-1,2%) rispetto allo stesso periodo del 2024, così come i decessi correlati (-0,7%), si segnala un aumento degli incidenti e delle morti sul tragitto casa-lavoro (+0,9% e +24,4% rispettivamente).
La distinzione tra gli infortuni occorsi in occasione di lavoro, ovvero nello svolgimento dell’attività lavorativa, e quelli avvenuti in itinere, nel tragitto di andata e ritorno casa-lavoro, pur nella provvisorietà dei numeri, consente di fotografare ed intervenire sulle diverse circostanze in cui si sono verificati gli infortuni e la tipologia di rischio interessata, nel primo caso connessa all’attività lavorativa, ai ritmi di lavoro, ai turni notturni e nel secondo ai pericoli della circolazione stradale. Complessivamente, le denunce di infortunio pervenute all’istituto, comprensive anche degli studenti, sono state 349.444, in leggera flessione rispetto alle 350.823 del 2024. Tuttavia, i casi mortali salgono da 577 a 607 (+5,2%), confermando che la strada verso un lavoro sicuro è ancora lunga. L’analisi dell’incidenza degli infortuni per ogni 100mila occupati mostra un miglioramento strutturale rispetto al passato: si è passati da 1.176 denunce nel 2019 a 1.010 nel 2025, con un calo del 14,1%. Un segnale positivo, che tuttavia non deve portare ad abbassare la guardia.
Preoccupa, invece, l’aumento delle malattie professionali (+9,9%), con quasi 60.000 casi denunciati in soli sette mesi. Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, quelle del sistema nervoso e dell’orecchio continuano a rappresentare, anche nei primi sette mesi del 2025, le prime tre tipologie di malattie professionali denunciate, seguite dai tumori e dalle patologie del sistema respiratorio. Purtroppo, i numeri riportati spersonalizzano le vite e le storie di ogni vittima e mostrano ancora l’ampiezza del fenomeno che, con alterne contrazioni e innalzamenti, non dimostra rilevanti risultati positivi nella lotta agli eventi dannosi e mortali che subiscono le lavoratrici, i lavoratori ed anche alcuni datori di lavoro.
Nei giorni scorsi l’Istat ha diffuso i dati occupazionali dei primi sette mesi dell’anno in corso registrando un ulteriore miglioramento con oltre 24,2 milioni di persone al lavoro in Italia (Inail ne assicura circa 21 milioni), con il tasso di occupazione al 62,8% e una disoccupazione che scende al 6%. L’allargamento della platea degli assicurati Inail (come il lavoro domestico, i Rider, il personale della Scuola, Università e gli studenti), l’autorizzata assunzione, da parte del Ministero del lavoro, di ulteriori 500 ispettori oltre agli attuali circa 4.600, l’essere intervenuti, nel 2024, anche sul piano delle sanzioni, sia amministrative che penali, aver reintrodotto il reato di somministrazione illecita di lavoro, che in passato era stato depenalizzato, sono risultati importanti, ma ad oggi sono ancora molti gli espedienti che vengono utilizzati per aggirare le norme di tutela.
Per questo è fondamentale che cresca una effettiva sinergia tra le parti sociali e le istituzioni per tutelare la salute (malattie professionali) e la sicurezza (infortuni), attraverso la formazione di tutti i lavoratori (compresi quelli stranieri) e dei datori di lavoro, gli investimenti per nuovi macchinari e l’utilizzo di nuovi materiali (materie prime che in lavorazione non compromettano la salute), di nuove tecnologie, che possono non soltanto ridurre la gravosità e la pesantezza del lavoro, ma garantire sempre di più chi lavora, oltre alle coperture assicurative coerenti con l’orario di lavoro svolto.
La ripresa del confronto tra le organizzazioni sindacali e il Ministro del lavoro avvenuto il giorno dopo del lunedì nero è un passaggio indispensabile per rafforzare la prevenzione e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori di fronte a una tragica e ininterrotta scia di sangue. Così come è indispensabile che nella prossima legge di bilancio vengano destinate le risorse, già promesse dal Governo il primo maggio, alla salute e sicurezza oltre a realizzare la Strategia Nazionale, unico paese europeo a non averla ancora definita. Oltre alla formazione, è importante l’informazione e l’addestramento, perché una persona impari a come muoversi su una impalcatura, a come produrre e a come utilizzare un impianto, un macchinario, un trattore, una gru. Sono le modalità, i tempi, i ritmi e l’organizzazione del lavoro che rappresentano il reale punto debole. Per svolgere più velocemente le lavorazioni purtroppo si sceglie di disattivare le protezioni di sicurezza, di non mettere l’imbragatura quando si opera sulle impalcature, oppure di non indossare i dispositivi di protezione individuale.
Alla luce di questa situazione, diventa sempre più urgente rafforzare la cultura della prevenzione, investendo in modo sistematico nella formazione continua, a partire dai banchi di scuola. È proprio nelle aule scolastiche che si deve costruire la consapevolezza del valore del lavoro, della sua dignità e della necessità di operare in ambienti sicuri. L’educazione alla sicurezza deve diventare parte integrante dei percorsi scolastici e formativi, per preparare le future generazioni non solo ad entrare nel mondo del lavoro, ma a farlo con responsabilità e rispetto per la propria salute e quella degli altri. Il lavoro rappresenta un valore sociale fondamentale, uno strumento di realizzazione personale e collettiva. Ma non può essere tale se non è garantita la tutela della vita e dell’integrità fisica di chi lavora. Promuovere ambienti sicuri, formare lavoratori consapevoli, responsabilizzare imprese e istituzioni: sono queste le direttrici su cui costruire un futuro più giusto. La sicurezza sul lavoro non è un costo, ma un investimento nella qualità della vita e nella tenuta sociale del Paese.

