SABATO 11 LUGLIO 2015, 000:10, IN TERRIS

Siamo diventati zombie

ANGELO PERFETTI
Siamo diventati zombie
Siamo diventati zombie
Era accaduto con i selfie fatti davanti alla carcassa della Costa Condordia, che aveva inghiottito 32 persone, sta ricapitando oggi nei pressi della fermata Furio Camillo della metropolitana di Roma. C’è chi si ferma, guarda, osserva… Poi tira fuori il telefonino e si scatta una foto, da mettere chissà in quale album.

Il rispetto che si deve ai defunti, e ancor più quello che si deve ai vivi - ai genitori sopravvissuti al proprio figlio ma ugualmente morti nell’anima – non esiste. Siamo diventati drammaticamente anaffettivi, cinici. Vuoti, per dirla con una sola parola.

Eppure ognuno di coloro che scendono dal bus per immortalarsi nel luogo dell’orrore, e poi riprendono il successivo come se nulla fosse, hanno di che riempire la propria vita: lavoro, famiglia, bollette da pagare, appuntamenti.

Nonostante ciò trovano il tempo, non di fermarsi in una chiesa per una silenziosa preghiera ma di attrezzare la fotocamera del cellulare per un’istantanea che fotografa come questa società sia sempre più carente di valori.

In parte la colpa è anche della spettacolarizzazione del dolore alla quale la televisione ci ha abituato da anni. In principio fu il plastico di Cogne a tenere per settimane i telespettatori inchiodati sulla ricostruzione del delitto del piccolo Samuele, schizzi di sangue sulle lenzuola compresi.

Oggi le trasmissioni basate sulla cronaca, sulle tragedie, sui dettagli macabri sono le più proposte e gettonate. I primi piani sulle madri che piangono, sugli occhi persi nel vuoto, sulle espressioni ormai vacue fanno parte del nostro vivere quotidiano. Le condividiamo mentre cuciniamo, quando facciamo fare merenda ai nostri figli, mentre si stirano i panni… Il dramma non impone più quella pausa di riflessione necessaria quando l’anima viene squartata da un sentimento di sofferenza, così tutto diventa routine. E si passa dalla disperazione di un genitore alla pubblicità delle patatine, per poi tornare dentro il dramma.

I sentimenti sono anestetizzati, i cervelli all’ammasso. In questo corto circuito, anche il cuore smette di battere. E diventiamo come zombie.

 
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