Continua, questa domenica, il discorso d’addio di Gesù durante l’ultima cena. Dopo l’esortazione a credere al fatto che lui e il Padre sono uniti da una forte relazione intima di amore Gesù rivela ai suoi discepoli che anche chi crede in lui sarà in grado di essere “volto” del Padre, coinvolgendoli nella storia della salvezza il cui fine è la comunione universale. Colui che crede in Gesù, il Figlio di Dio, anche se muore (pecca) viene rialzato, risorge per camminare in una vita nuova, quella che conduce alla comunione. Per cui chi crede in Gesù Cristo si unisce a Lui per chiedere al Padre di dare la vita, cioè a dare il perdono, la misericordia, a coloro che sono morti.
“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”, è l’esortazione forte del Maestro, questa può avere almeno due significati. Il primo: Gesù considera l’amore a lui come condizione per poter amare i fratelli. Chi crede in Gesù lo ama, se lo ama può amare anche i fratelli, perché Gesù ama lui. Il secondo: l’osservanza del comandamento dell’amore fraterno è l’unico modo per amare Dio. L’amore, che unisce i discepoli di Gesù con lui e i suoi fratelli tra loro, crea la comunità dalla quale si eleva la preghiera del Figlio (e dei figli) al Padre. Gesù invoca aiuto dal Padre.
La preghiera di Gesù, che raccoglie e unifica le invocazioni di tutti i suoi fratelli, è accolta dal Padre, questi risponde con il dono di «un altro Paràclito». In 1Gv 2, 1-2 in accordo con le tradizioni giudaiche il Cristo Paràclito (avvocato) ci difende nel tribunale del Padre dalle accuse di Satana (l’accusatore). Al tempo di Gesù non c’erano gli avvocati: ogni imputato doveva difendersi da solo, cercando di portare testimoni che lo scagionassero dalle accuse. Purtroppo poteva succedere che qualcuno, pur non essendo colpevole, non riuscisse a provare la propria innocenza o, pur avendo commesso il crimine, meritasse il perdono. Per costui rimaneva un’ultima speranza: trovare in mezzo all’assemblea un uomo onorato da tutti per integrità morale, irreprensibilità e che, senza pronunciare alcuna parola, si alzasse e andasse a porsi al suo al fianco. Questo gesto equivaleva ad un’assoluzione. Nessuno più poteva chiedere la condanna. Questo “difensore” era chiamato “paraclito”, cioè, “colui che è chiamato a fianco di chi si trova in difficoltà”.
Ecco, Gesù testimonia che il Padre è il suo aiuto, sostegno, difensore. Le opere che egli compie testimoniano che il Padre è al suo fianco e si incarica di contrastare le accuse che gli vengono mosse. I segni che Gesù compie rivelano che il Padre è per lui il “Paràclito”, il suo difensore e testimone.
“Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo ma per salvare il mondo”. L’“altro Paràclito” è dono del Padre, come lo è Gesù (primo Paràclito), e come lui viene per salvare non per condannare. Non è un dono temporaneo, non ha una scadenza, ma è per sempre. Così è l’amore di Dio: da sempre e per sempre. Gesù ci parla di Dio come un Padre amante, lui è il Figlio suo “l’amato” e rivela il terzo soggetto che è l’Amore stesso, lo Spirito della verità. La verità per sua natura non cambia: l’amore di Dio è vero perché rimane per sempre: eterna è la sua misericordia!
Lo Spirito della verità è il dono del Padre al Figlio ed è il dono del crocifisso risorto agli apostoli riuniti nel cenacolo. Sulla croce Gesù è “l’Agnello di Dio” che toglie i peccati del mondo. Gesù è la verità perché è al servizio della volontà del Padre che compie la sua opera di salvezza per gli uomini. Quindi: lo Spirito della verità è lo Spirito Santo donato dal Padre al Figlio per amare i suoi fino alla fine; lo Spirito è donato dal Figlio di Dio a chi, mettendo in pratica il comandamento dell’amore, possa compiere l’opera di Dio e partecipare alla missione salvifica di Cristo. Il “mondo”, da solo, è incapace di ricevere lo Spirito della verità, non lo vede e non lo conosce perché è schiavo di se stesso e rifiuta di accogliere la sua Parola. La condanna è quella di soccombere alle proprie passioni
Chi ama la gloria degli uomini difficilmente si sforza di vedere e di conoscere il volto di Dio che in Gesù. I suoi discepoli sono coloro che, custodendo la sua parola e mettendo in pratica il comandamento dell’amore fraterno, accolgono lo Spirito della verità, grazie al quale diventano sua dimora e testimoni dell’Amore.

