Il richiamo ai cattolici alla responsabilità per il bene comune

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Il cattolico non può pensare di delegare ad altri l’impegno che gli proviene dal Vangelo di Gesù Cristo affinché la verità sull’uomo e sul mondo possa essere annunciata e raggiunta. Quindi, come sottolinea la Congregazione per la Dottrina della fede, sarebbe un errore confondere la giusta autonomia che i cattolici in politica debbono assumere con la rivendicazione di un principio che prescinde dall’insegnamento morale e sociale della Chiesa. Perché «la fede cristiana è una unità integrale e perciò è incoerente isolare alcuni elementi a detrimento dell’intera dottrina cattolica. Il dicastero vaticano lo ha chiarito in una risposta datata 1° ottobre 2021 indirizzata all’Associazione Pro Vita & Famiglia. Richiamando l’esortazione apostolica di papa Francesco “Amoris Laetitia”.

Un’altra sfida, infatti, emerge da varie forme di un’ideologia, genericamente chiamata gender, nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna. Essa prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia. Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L’identità umana viene consegnata ad un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo». E’ inquietante, precisa l’enciclica, che alcune ideologie di questo tipo, che pretendono di rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili, cerchino di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini. Non si deve ignorare, infatti, che sesso biologico (sex) e ruolo sociale-culturale del sesso (gender), si possono distinguere, ma non separare. D’altra parte, la rivoluzione biotecnologica nel campo della procreazione umana ha introdotto la possibilità di manipolare l’atto generativo, rendendolo indipendente dalla relazione sessuale tra uomo e donna. In questo modo, la vita umana e la genitorialità sono divenute realtà componibili e scomponibili, soggette prevalentemente ai desideri di singoli o di coppie. Una cosa è comprendere la fragilità umana o la complessità della vita, altra cosa è accettare ideologie che pretendono di dividere in due gli aspetti inseparabili della realtà.

La Congregazione per la dottrina della Fede ha spiegato chiaramente, che cosa deve fare il cattolico in politica. E lo afferma senza equivoci nella Nota dottrinale del 2002 circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica. In cui si faceva, sì, riferimento al fatto che a volte, se non si poteva sovvertire una legge, si doveva puntare a moderare le sue conseguenze negative. Ma la Nota soprattutto sottolineava che la coscienza cristiana ben formata non permette a nessuno di favorire con il proprio voto l’attuazione di un programma politico o di una singola legge in cui i contenuti fondamentali di fede e della morale siano sovvertiti dalla presentazione di proposte alternative o contrarie a tali contenuti. Poiché la fede costituisce come un’unità inscindibile, non è logico l’isolamento di uno solo dei suoi contenuti a scapito della totalità della dottrina cattolica. L’impegno politico per un aspetto isolato della dottrina sociale della Chiesa “non è sufficiente ad esaurire di sostituirci al Creatore. Siamo creature, non siamo onnipotenti”. Il creato “ci precede e dev’essere ricevuto come dono. Al tempo stesso, siamo chiamati a custodire la nostra umanità, e ciò significa anzitutto accettarla e rispettarla come è stata creata”. Ecco il richiamo ai cattolici alla responsabilità per il bene comune.

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