Da oltre settanta anni in soccorso dei nuovi martiri. La fondazione Open Doors è impegnata dal 1955 nella ricerca sul campo di cause e soluzioni alla persecuzione. Fornendo supporto materiale, aiuti di emergenza, letteratura, formazione e assistenza ai cristiani perseguitati a causa della loro fede. “Che forma ha la persecuzione contro le donne cristiane? E contro gli uomini?”, si chiedono gli operatori umanitari di Porte Aperte. “In natura, le ragnatele vengono tessute e posizionate con l’unico scopo di catturare le prede- rispondono-. I fili sottili, intricati e sapientemente interconnessi, creano una rete complessa che intrappola. Più la vittima tenta di scappare, più rimane impigliata. Nella persecuzione funziona allo stesso modo. Ogni pressione o minaccia da sola può essere come un sottile filamento, che si presenta in modo ingannevole o quasi irrilevante”. La “terza guerra mondiale a pezzi” moltiplica il numero dei nuovi martiri. Padre Giulio Albanese, direttore della Cooperazione missionaria al Vicariato di Roma inquadra il fenomeno nell’escalation bellica in atto. “Come missionario, personalmente, avverto oggi più che mai l’esigenza di interpretare quanto sta avvenendo sul palcoscenico internazionale- spiega il comboniano membro del Consiglio della sezione per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali della Segreteria di Stato vaticana-. Serve uno sguardo di sano realismo per comprendere ciò che accade nel mondo, perché ciò che oggi appare come un conflitto regionale in Medio Oriente non è isolato, ma segnala profonde trasformazioni nell’ordine internazionale”.

Le tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran mostrano che la comunità globale si avvicina a un punto critico. “Le decisioni di pochi attori possono avere conseguenze imprevedibili, generando effetti a catena che superano i confini regionali- osserva il missionario-. L’attacco congiunto condotto da Washington e Tel Aviv contro Teheran non può essere considerato un episodio di escalation locale. Riflette la ridefinizione delle gerarchie globali e mostra come la logica preventiva della forza stia sostituendo gradualmente la diplomazia multilaterale”. La questione iniziale riguarda la natura stessa dell’operazione. “Si tratta di una guerra al buio, caratterizzata da incertezza e improvvisazione, o di un’azione pianificata con obiettivi strategici chiari?”, si interroga padre Giulio Albanese. La risposta non è semplice. Gli Stati Uniti e Israele motivano l’operazione come necessaria per impedire presunte minacce imminenti, legate allo sviluppo nucleare iraniano e alla capacità di Teheran di proiettare potenza regionale attraverso proxy e alleanze militari. “Se da un lato le intenzioni strategiche sono note, dall’altro gli effetti concreti rimangono imprevedibili. Perché nessuno può determinare con certezza le reazioni di altri Stati, le conseguenze economiche, gli effetti politici interni o le dinamiche di instabilità regionale che potrebbero attivarsi”, evidenzia il comboniano. Anche un attacco calcolato contiene elementi di “buio”, perché la complessità della regione impedisce previsioni totali.

In questo scenario di guerra globale oltre 388 milioni di cristiani nel mondo sperimentano alti livelli di persecuzione e discriminazione a motivo della loro fede. 315 milioni se si considerano solo i 50 Paesi di questa lista in cui il livello di persecuzione è molto alto o estremo. La World Watch List è il report annuale sulla persecuzione dei cristiani. Nel mondo circa cinque miliardi di persone (il 64% della popolazione) subiscono violazioni gravi della libertà religiosa. I cristiani sono tra i gruppi più vessati. Sono più numerosi nel nostro tempo che nei primi secoli. Vescovi, sacerdoti, consacrate e consacrati, laici e famiglie che nei diversi Paesi “con il dono della vita hanno offerto la suprema prova di carità”, evidenzia il Papa. Oltre i numeri, come documenta Tracce, è impressionante anche il silenzio che avvolge le persecuzioni. Esse non mobilitano folle. Rivendicare il diritto alla libertà religiosa non riempie le piazze. Zittiti in vita e ignorati dopo la morte. Sembra beffardo il destino di chi non ha potuto esercitare quello che Benedetto XVI definì “il primo dei diritti umani perché esprime la realtà più fondamentale della persona”. Nell’ Apologetico di Tertulliano, scritto oltre milleottocento anni fa, si legge questa frase: “Per quanto raffinata, a nulla serve la vostra crudeltà: anzi, per la nostra comunità, essa è un invito. A ogni vostro colpo di falce diveniamo più numerosi. Il sangue dei cristiani è una semina efficace”.

