Quali sono le sfide che dovrà affrontare il prossimo presidente Usa

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Siamo quasi agli sgoccioli, fra poche ore dovremmo sapere chi sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti, se verrà riconfermato Donald Trump o se sarà eletto Joe Biden. Indipendentemente da chi sarà chiamato a guidarli, gli Usa hanno di fronte a loro diverse sfide. La più importante è quella con la Cina. E’ ormai acclarato all’interno dell’amministrazione americana, e non intendo solo quella di Donald Trump, che la Cina sia un rivale più che un competitore e che a questo Paese si deve porre attenzione in termini di risposte strategiche per il futuro.

La Cina rappresenta la prima sfida geopolitica. Tuttavia ne esistono altre che hanno a che fare con la dimensione interna come la risaldatura della società sempre più polarizzata e lacerata, non solo per causa di Trump, ma ha origini più antiche ed è un tema prioritario per il Paese.

Il rilancio economico-infrastrutturale è un altro dei tempi importanti da affrontare: gli Stati Uniti sono un Paese che si sta incamminando in una fase di arretratezza dalla quale deve riscattarsi per mantenere una posizione di primato e prestigio che ha avuto a livello internazionale.

Altre sfide, non tanto importanti come quelle con la Cina, si giocano in diversi quadranti del mondo: in Medio Oriente con l’Iran, ma anche con la Turchia, la questione sempre irrisolta con la Russia, ma direi anche la sfida della ricostruzione dei legami transatlantici con un’Europa che si è sentita maltrattata e ha deciso di investire per aumentare la propria autonomia economica, politica, anche militare e strategica.

Se dovesse vincere Biden, almeno nei toni ci potrebbero essere dei cambiamenti sia nella politica estera sia in quella interna. Nella sostanza potrebbe cambiare ben poco. Biden ha un sentimento più multilateralista e credo che in questo senso l’impegno americano sarebbe rilanciato. Ricordiamo che il record di Trump a livello multilaterale è molto basso: ci sono stati dei passi indietro rispetto agli accordi di Parigi sul clima, all’interno della Corte penale internazionale, del Wto, dell’Unesco, dell’accordo sul nucleare iraniano. Tutta una serie di ambiti che Biden potrebbe ricostruire.

Quello che non cambierà è l’atteggiamento nei confronti della Cina che va oltre le credenze personali dei due leader. E’ una postura che si è andata consolidando sia all’interno dell’establishment sia tra gli attori economici americani che non percepiscono più la Cina come un’opportunità – come accadeva in passato – ma come un rischio se non come una minaccia. Inoltre, se guardiamo i sondaggi vediamo come gli americani che hanno un’opinione non favorevole della Cina ha raggiunto picchi inediti, intorno al 70%. Si tratta di una percentuale molto significativa, fra l’altro non molto diversa da quella di altri Paesi sviluppati. È una percentuale che nessun politico può permettersi di non prendere in considerazione.

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