Quale sarà lo schema di gioco dopo il voto di ottobre

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Il segretario del Partito democratico, Enrico Letta, del suo partito apprezza le virtù ma ne conosce bene i vizi. E quindi, guardando alle amministrative di ottobre, chiede uno sforzo alla squadra. In fondo si tratta di compiere gli ultimi cento metri. Quelli che fanno la differenza. Con il voto nei Comuni, avverte Letta, parlando ai dirigenti dem, “siamo alle prove generali rispetto allo schema politico che ci aspetterà” dopo il voto. “Abbiamo fatto le migliori scelte e infatti siamo competitivi ovunque”. Adesso “remiamo tutti nella stessa direzione, cerchiamo di usare linguaggi, obiettivi e parole che ci consentano di evitare nelle prossime settimane malintesi o discorsi con elementi di frizione: serve determinazione, in una logica di unità”. Insomma, per capire come e quanta vita avrà il governo Draghi dovremo aspettare l’esito delle elezioni amministrative.

Dalle urne non usciranno solo i nomi dei sindaci delle grandi città chiamate al voto, le percentuali ci consegneranno lo schema di gioco della maggioranza che sostiene il governo guidato da Mario Draghi. Del resto se Letta, in qualche modo, è riuscito a mettere un freno ai maldipancia interni, è dall’incontro dell’altro giorno con la leader dell’opposizione, Giorgia Meloni, che s’intuisce meglio come potrebbe essere il futuro. Certo le distanze sono inevitabili fra i due: anche quando gli obiettivi sono gli stessi, come cambiare la legge elettorale, le ricette sono diverse. Però c’è sintonia sul metodo per scelta del prossimo presidente della Repubblica: dialogo fra maggioranza e opposizione.

La richiesta di deporre le armi lanciata alle correnti del partito pesca in una serie di polemiche che Letta avrebbe volentieri evitato: l’endorsement di Michele Emiliano al sindaco di Nardo’, il dibattito latente sul congresso, le uscite di Goffredo Bettini, le critiche per il corteggiamento al M5s. E poi c’è stata Bologna, con Base riformista che alle primarie ha votato il candidato di Iv, venendo poi esclusa dalle liste. Il coordinatore degli ex renziani, però, assicura: nessuno sgambetto, “Serve grande compattezza”, dice Alessandro Alfieri. Certo è che all’indomani del voto di ottobre qualche scossone potrà esserci. Specie per l’esito romano, dove si gioca il grosso della partita. Letta e Meloni non vogliono più una legge elettorale che fa scegliere ai capicorrente, ma quando Giorgia mette sul tavolo il semipresidenzialismo alla francese, Letta scuote la testa: “Non condivido”. Uno spiraglio di vicinanza si apre sul tema del presidente della Repubblica. “Sono favorevole perché la discussione sul nome di un nuovo capo dello Stato veda l’opposizione coinvolta. Sono favorevole a un coinvolgimento di Fdi, a un voto che metta tutti insieme”. Mentre Giorgia Meloni azzarda una previsione sul prossimo presidente della Repubblica, ma solo per bocciarla: “Credo che le quotazioni di Mattarella siano molto alte, ma non condivido questa scelta. Forzare le regole per una seconda volta mi pare brutto. E non credo che Draghi sia particolarmente interessato”. Quindi, il punto di incontro con Letta: “Sarebbe una grande vittoria della politica aprire un dialogo”.

Tutto questo, ovviamente, rende nervosa la Lega di Salvini e mette in guardia Draghi, che vorrebbe poter navigare tranquillo sino al termine del suo mandato. Ma i giochi della politica, quando di mezzo c’è il Quirinale, non sono mai lineari e quel che oggi sembra pacifico, domani potrebbe trasformarsi in un terremoto. Stando, per esempio, ad un tema di stretta attualità, come il green pass, è chiaro a tutti che basta un nulla per innescare la miccia. Come pare arriverà l’obbligo di green pass per tutti i lavoratori del pubblico e delle società partecipate dallo Stato, per i tribunali, per gli organi costituzionali. E potrebbe arrivare già questa settimana – ma un approfondimento è ancora in corso – l’obbligo del certificato verde anche per tutti i lavoratori privati.

Giovedì il premier Mario Draghi riunirà il Consiglio dei ministri, che sarà preceduto con ogni probabilità da una cabina di regia. Ma le riunioni tecniche si susseguono di ora in ora  per evitare scivoloni. L’estensione si farà, in uno o al massimo due step, uno per il pubblico, l’altro per il privato. L’obbligo partirà alla metà di ottobre, per dare il tempo a chi non ha fatto ancora la prima dose di vaccinarsi. E ci saranno sanzioni severe, pecuniarie e amministrative, per chi non ha il pass. Ma su questo tema la Lega gioca una partita ad alto rischio con Giorgetti e Salvini su fronti contrapposti. E il voto di ottobre potrebbe cambiare gli equilibri.  “Estendere il Green pass senza discriminare nessuno”. Ovvero applicare l’obbligo a tutti i lavoratori, del pubblico e del privato, dice Giancarlo Giorgetti, capo delegazione della Lega, spianando la strada alle decisioni del governo. Insomma, non sarà un autunno, caldo. Sarà caldissimo

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