MERCOLEDÌ 27 LUGLIO 2016, 000:02, IN TERRIS

Pokemon non è un gioco

ANGELO PERFETTI
Pokemon non è un gioco
Pokemon non è un gioco
Arrivano da lontano, all’improvviso, e sono dovunque. Nel mare, in terra, persino nel cielo. Non hanno documenti e negli ultimi giorni assistiamo a una vera e propria invasione. Ogni nazione è coinvolta, non ne esiste una che non ne ospiti una buona parte, anche perché sono impossibili da fermare, in quanto arrivano senza chiedere permesso, senza una procedura codificata, senza documenti, senza soldi. Arrivano e basta.

Eppure vengono accolti a braccia aperte, anzi in certi casi si fa addirittura la fila per avvicinarli, veri e propri assembramenti per poter stare con loro. Infatti non parliamo dei migranti che fuggono dalle terre di dolore, ma dei Pokemon, che con la nuova applicazione “Go” stanno diventando un fenomeno planetario. Sul quale riflettere.

Le masse si muovono sempre meno per protestare contro le tasse, contro lo sfruttamento, per i diritti umani, né lo fanno per indignarsi di fronte alle vittime del terrore che colpisce nelle periferie del mondo (i morti di Parigi e Nizza, paradossalmente, hanno più “dignità” di quelli nel Centro Africa) ma si muovono per catturare con lo smartphone un animaletto di fantasia. Perché lo fanno? Quanto è grande il bisogno di evadere dalla quotidianità che spinge migliaia di persone di sesso, religione, età e censo diversi a scendere in strada con lo stesso effimero obiettivo?

Derubricare tutto come un gioco è voler sottovalutare il problema. Non foss’altro perché questo “gioco” ha già provocato incidenti e feriti. Camminare per strada con gli occhi incollati sul cellulare era già una situazione diffusa e pericolosa, ora diventa patologica.
Non solo, ma da Telefono Azzurro arriva un messaggio di allerta per i più piccoli: "Nel mondo virtuale, purtroppo, le differenze di età sono annullate. E questo rischia di essere una grossa fonte di pericoli per i minori, che si ritrovano soli e senza difese, esposti alle mire di malintenzionati", ha commentato Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro e docente di Neuropsichiatria Infantile.

"È proprio in questi spazi - aggiunge - che si insinuano sempre di più i fenomeni dell’adescamento online e della pedofilia. Da un lato, occorre che bambini e ragazzi sviluppino una maggiore responsabilità nell’uso di questi strumenti. Su questo Telefono Azzurro promuove, da anni, attività di prevenzione, formazione nelle scuole, ascolto e intervento, con l’obiettivo di promuovere un uso sicuro del web. Dall’altro, sono le aziende sviluppatrici di nuove tecnologie a dover giocare un ruolo chiave per garantire che gli strumenti da loro promossi non possano in nessun modo mettere a rischio i minori".

Altra questione molto discussa in rete nelle ultime ore riguarda i luoghi dove compaiono Pokemon e "Pokestop", luoghi in cui raccogliere oggetti che aiutano a continuare il gioco. Ci si chiede se luoghi come musei, cimiteri, stazioni della metropolitana e altri spazi di servizio, di elevato valore simbolico o semplicemente pericolosi possano essere esclusi dalla "caccia". A questo proposito si moltiplicano i cartelli che invitano a non giocare o a prestare attenzione, ma forse bisognerebbe ripensare in toto ai valori che proponiamo come società, e a stabilire limiti e confini che definiscano le relazioni interpersonali. Prima che sia troppo tardi.
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