PNRR incompiuto e fuga dei talenti: le sfide per il futuro dell’Italia

foto © Mattia Calaprice (Imagoeconomica)

Credo si possa affermare senza troppi giri di parole che il PNRR non sia stato utilizzato in modo pieno e complessivo. Parliamo di un’occasione straordinaria: oltre 200 miliardi di euro messi a disposizione dall’Europa per sostenere la ripresa e modernizzare il nostro Paese. Un’opportunità storica che rischia però di essere sfruttata solo parzialmente. Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Esiste una questione più ampia che riguarda tutte le risorse europee destinate a sostenere i territori più fragili, in particolare le regioni meridionali.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Dal Sud i giovani continuano ad andarsene. Anche quest’anno si registrano numeri preoccupanti: circa 80 mila giovani lasciano l’Italia ogni anno per cercare all’estero un’opportunità professionale, un lavoro dignitoso, un percorso di crescita che spesso il nostro Paese non è in grado di offrire. Non partono solo ricercatori e cervelli altamente specializzati. Se ne vanno soprattutto laureati, giovani preparati che portano altrove competenze, energia e talento. Questo fenomeno produce un doppio squilibrio. Da una parte le regioni del Nord si gonfiano demograficamente, dall’altra il Mezzogiorno si svuota progressivamente. È una dinamica che impoverisce l’intero Paese, perché senza giovani, senza la loro creatività e la loro capacità innovativa, l’Italia rischia un lento ma inesorabile declino.

Per invertire questa tendenza servono politiche coraggiose. Innanzitutto, occorre agevolare concretamente i giovani e creare le condizioni affinché possano costruire il proprio futuro nel nostro Paese. Allo stesso tempo è necessario affrontare con decisione il drammatico calo della natalità. Senza nuove generazioni non esiste sviluppo possibile: un Paese che perde i suoi giovani è un Paese destinato all’obsolescenza, a un progressivo deperimento economico e sociale.

Tra le priorità c’è poi la riforma della pubblica amministrazione. Serve una burocrazia efficiente, ma soprattutto competente, colta, preparata e capace di progettare e realizzare interventi complessi. Accanto a questo, nel breve periodo occorre intervenire anche sul piano sociale ed economico. È necessario rinnovare rapidamente i contratti di lavoro e garantire maggiori risorse ai redditi fissi. Senza più uguaglianza e senza opportunità per i giovani, l’Italia rischia davvero di perdere il proprio futuro.

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